Browsing the archives for the malattie category.

CERVICALE

articolazioni, malattie

Il dolore al collocervicale

Risponde alle domande il Dott. Stefano Negrini

La cervicale è un disturbo molto diffuso, di cosa si tratta?

Quando si parla di cervicale (cervicalgia) si intende un dolore al livello del collo. Il dolore parte dal collo e da lì si irradia alle spalle (trapezi) e, nei casi più gravi, alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti.

Quali sono le cause del dolore cervicale?

Le cause dei dolori cervicali sono diverse. Nella maggior parte dei casi (80-85%), all’origine del dolore, c’è un’alterazione non grave, che interessa le strutture meccaniche situate nella regione delle prime vertebre della colonna: si tratta dei muscoli, dei legamenti, dei dischi intervertebrali e delle articolazioni posteriori che garantiscono sia il movimento (il collo ha un’estrema mobilità per consentire allo sguardo di orientarsi in tutte le direzioni), che il sostegno (il collo, struttura esile, sostiene la testa che è molto pesante). Basta, infatti, uno sforzo non adeguato, che può essere istantaneo e brusco o prolungato, a livello del collo, a creare una lesione di queste strutture. Insomma, uno stress meccanico esagerato e non corretto, rispetto a quello che queste strutture possono sopportare, provoca dolore. In questa situazione, spesso, si inserisce lo stress che, provocando una contrattura della muscolatura, favorisce l’insorgenza di micro-lesioni.

Cosa succede esattamente?

Il collo è progettato per il movimento, così come tutto il corpo. La nostra vita quotidiana, invece, ci costringe, nella maggior parte dei casi, a stare fermi, troppo fermi. Le richieste funzionali che facciamo al nostro collo sono inadeguate: si cerca un oggetto e, invece di girare la testa, si mantiene una postura fissa, si sta seduti davanti ad un computer e si tende ad allungare il collo. Queste situazioni portano, inevitabilmente, ad avere una contrattura della muscolatura, perché manca la risposta del movimento: il muscolo è contratto, pronto per reagire ad uno stimolo esterno di movimento che ci deve essere e che non c’è: di conseguenza continua a rimanere contratto (sforzo prolungato). Questa esagerata stasi provoca una sofferenza muscolare alla colonna cervicale per una carenza di ossigenazione. L’ossigeno arriva al muscolo attraverso il sangue e l’arrivo del sangue è legato ad un meccanismo di pompa: è necessario, quindi, che il muscolo si muova per attivare il processo di contrazione e rilasciamento. Nella contrazione, infatti, si hanno degli spasmi, si chiudono i capillari e si riduce l’ossigenazione del muscolo: questo provoca dolore.

Questo per quanto riguarda i muscoli; quando, invece, dischi e articolazioni creano dolore alla cervicale?

Fin qui abbiamo detto come una non corretta postura può creare problemi a livello dei muscoli. Naturalmente, queste situazioni errate possono determinare delle lesioni sia al disco intervertebrale, che alle articolazioni (dipende da qual è l’anello debole). Con l’andare del tempo, infatti, queste microlesioni possono portare ad una patologia molto comune: l’artrosi. Tale disturbo, che è legato al logoramento della cartilagine delle articolazioni e dei dischi intervertebrali, dovuto solitamente all’età, viene accelerato quando si effettuano movimenti non corretti e prolungati nel tempo.

Che tipo di dolore dà la cervicale?

Sappiamo che, tendenzialmente, i movimenti del collo, quelli di flesso-estensione, tendono a sovraccaricare la zona cervicale bassa (anelli C5-C6), per cui il dolore si manifesta alle spalle; mentre una postura prolungata al video, per esempio, tende a sovraccaricare la zona cervicale alta (anelli C1-C2) provocando più facilmente mal di testa. Naturalmente ognuno di noi può avere una reazione individuale.
Per quel che riguarda, invece, vertigini, nausea, ronzio alle orecchie, sappiamo che sono indipendenti dalla zona coinvolta e si manifestano soprattutto in persone particolarmente emotive. Questi sintomi, però, non sono legati ad un aspetto psicologico, ma al fatto che nella zona cervicale “transitano” le radici nervose.

Queste situazioni non corrette possono essere causa di disturbi più seri?

Nella stragrande maggioranza dei pazienti queste situazioni non provocano patologie gravi. Diciamo che questi microtraumi ripetuti - in persone particolarmente predisposte - possono provocare, negli anni, dei problemi più gravi come l’ernia del disco, patologie reumatiche e instabilità vertebrale. Nell’80-85% dei casi, fortunatamente, questo non avviene.

In che modo si effettua la diagnosi?

La diagnosi è sempre clinica e si basa sulla storia del paziente, che ci permette di conoscere il suo stile di vita e sull’esame obiettivo (movimento del collo, valutazione neurologica) che ci consente di escludere o di ricavare elementi di sospetto, per cui sarà necessario effettuare indagini diagnostiche come la TAC, la R.M., l’elettromiografia (muscoli) e i potenziali evocati (midollo).

Che tipo di terapia è consigliata per i dolori cervicali?

Per eliminare il dolore sono consigliati i farmaci antidolorifici e più precisamente il paracetamolo che non ha effetti collaterali; naturalmente, se la risposta a questo tipo di molecola non è soddisfacente, esistono in commercio altre sostanze, altrettanto efficaci, anche se con maggiori effetti collaterali. Si consiglia, invece, l’uso dei miorilassanti solo se gli antidolorifici non hanno dato dei risultati (è raro), perché provocano sonnolenza; mentre sono consigliate “terapie” che utilizzano il caldo o il freddo. Il caldo, infatti, miorilassa i muscoli, il freddo, invece, li disinfiamma; anche qui la scelta è individuale. La terapia farmacologica elimina il dolore, ma se si vuol stare meglio nel tempo bisogna cambiare il proprio stile di vita: fare attenzione alle posture quotidiane e svolgere un’attività fisica regolare che coinvolga tutta la parte superiore del tronco. Se i dolori persistono nel tempo, l’intervento dello specialista è indispensabile per recuperare un movimento nella maniera migliore e più corretta. Si possono utilizzare terapie manuali (manipolazioni…) o insegnare degli esercizi specifici, controllando che vengano eseguiti correttamente. Oggi abbiamo a disposizione strumenti che ci permettono di guidare in maniera molto precisa il movimento e di dosare lo sforzo che viene fatto sia in termini di quantità di movimento, che di richiesta di forza muscolare. E’ fondamentale far capire al paziente che la fase iniziale di recupero deve essere guidata dallo specialista, ma che, per mantenere in modo duraturo una corretta postura, è indispensabile svolgere per tutta la vita un’attività fisica regolare.

articolo tratto da               http://www.gss.it/faq/dolorecollo.htm

No Comments

ERINA

malattie

Per ernia si intende la fuoriuscita di un viscere dalla cavità che normalmente lo contiene attraverso un orifizio o un canale anatomico o comunque attraverso una soluzione di continuo. Il termine viscere indica in generale tutti gli organi contenuti in una delle cavità presenti in un organismo e che sono tre: cerebrale, toracica, addominale, ma sono soggetti a erniarsi soltanto i visceri mobili o quelli colpiti da determinate patologie.

Un’ernia particolare è quella che si fa strada in corrispondenza della cicatrice di una pregressa ferita laparotomica; in questo caso si parla di laparocele o di ernia post-laparotomica (incisional hernia per gli autori di lingua inglese).

Rispetto alla dislocazione dei visceri le ernie si distinguono in:

  • interne: quando lo spostamento avviene all’interno del corpo.
  • esterne: quando i visceri, infiltrandosi tra le strutture che compongono una parete (in particolare quella addominale), si dirigono verso l’esterno diventando evidenti.

Classificazione

  • Ernie cerebrali e Cerebellari: sono ernie interne secondarie allo sviluppo di masse tumorali che impegnano il forame occipitale (ernie tonsillari) o il forame del pacchioni (ernie cerebellari).
  • Ernie del disco: per dislocazione del nucleo polposo nel canale spinale del rachide cervicale, toracico, lombare o lombo-sacrale. Si tratta di ernie interne.
  • Ernie diaframmatiche: in cui si ha la dislocazione di visceri addominali in cavità toracica. La più frequente è rappresentata dalla ernia iatale in cui parte dello stomaco protrude nella cavità toracica attraverso lo iato esofageo. Sono tipiche ernie interne.
  • Ernie addominali: interessano i visceri addominali mobili e sono ernie esterne. Sono le più frequenti manifestandosi nel 5-6% della popolazione.
No Comments

DIABETE E SPORT

alimentazione, allenamento, malattie

IL DIABETE TIPO 1 E DI TIPO 2 LE DIFFERENZEdiabete

Diabete tipo 1

Riguarda circa il 10% delle persone con diabete e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. Nel diabete tipo 1, il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule ß che producono questo ormone: è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. La velocità di distruzione delle ß-cellule è, comunque, piuttosto variabile, per cui l’insorgenza della malattia può avvenire rapidamente in alcune persone, solitamente nei bambini e negli adolescenti, e più lentamente negli adulti (in questi rari casi si parla di una forma particolare, detta LADA: Late Autommune Diabetes in Adults).

Diabete tipo 2

È la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso e l’appartenenza ad alcune etnie. Riguardo la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%, suggerendo una forte componente ereditaria per questo tipo di diabete.

Interventi terapeutici

La terapia della malattia diabetica ha come cardine l’attuazione di uno stile di vita adeguato. Per stile di vita si intendono le abitudini alimentari, l’attività fisica e l’astensione dal fumo.

Il diabetico può praticare quasi tutte le attività sportive
Il ruolo dell’attività fisica come mezzo terapeutico per migliorare il controllo metabolico del diabete non può essere messo in pratica in maniera standardizzata per tutti i pazienti poiché la risposta glicemica all’attività stessa dipende da molti fattori quali lo stato di nutrizione del soggetto, l’allenamento, il controllo metabolico e l’intensità, la durata e il tempo di esecuzione dello sforzo. Ciononostante, tutti i soggetti diabetici dovrebbero essere fortemente incoraggiati a fare esercizio fisico tutte le volte che vogliono, al fine di conservare la loro forma fisica e a scopo creativo. L’attività fisica regolare può giovare al soggetto diabetico per diversi motivi:
- riduce i fattori di rischio coronarico
- migliora la tolleranza agli zuccheri nel post- prandiale
- aumenta la sensibilità periferica dell’insulina
- aumenta il senso di benessere generale per il paziente.

E’ importante però che il diabetico che voglia svolgere attività fisica sia a livello dilettantistico che a livello agonistico tenga presente alcuni punti:
- Sono preferibili tutti quegli sport che comportano una attività cinetica regolare, ovvero senza “strappi”, senza alternanza fra momenti di forte impegno e momenti di stasi. Il nuoto ad esempio è preferibile al tennis, il ciclismo al calcio. Questo perchè gli “strappi” rischiano di provocare la caduta veloce dei valori glicemici e di esporre a ipoglicemie.
- Con l’attività fisica la pressione arteriosa può innalzarsi maggiormente nelle persone con diabete rispetto ai non diabetici.
- I diabetici affetti da forme di neuropatia marcata agli arti dovrebbero astenersi dal praticare sport a livello agonistico intenso per il rischio potenziale di ledere in maniera significativa articolazioni e legamenti.
- I diabetici affetti da forme di retinopatia diabetica proliferante dovrebbero astenersi da sport quali boxe, karate, pesca subacquea, paracadutismo, praticati a livello agonistico, tutte condizioni queste che farebbero precipitare il già precario equilibrio pressorio esistente a livello della retina alterata dal diabete.

10 Comments

ASMA E SPORT

allenamento, allergie, intensita, malattie

L’asma è una patologia polmonare che viene spesso messa in relazione con l’esposizione a pollini o a agenti in gradoasma-e-sport di scatenare reazioni allergiche, particolarmente aggravata dall’inquinamento atmosferico.

I sintomi classici sono sensazione di soffocamento (fame d’aria), costrizione al torace, tosse e insofferenza verso particolari fattori come peli di animali domestici, fumo, vapori.

A differenza di altre patologie polmonari (enfisema, tumore), l’asma colpisce in buon parte anche i bambini. Paradossalmente, neppure gli atleti di vertice sono immuni dall’asma, se è vero che alle olimpiadi di Atlanta l’11% degli atleti si era riconosciuto affetto dall’asma (anche se tale percentuale deve essere presa con le molle in quanto l’asma di natura allergica può essere un alibi “ammesso” per l’assunzione di cortisonici).

Sembra quindi che questa patologia non sia incompatibile con la pratica dell’attività fisica; è interessante quindi capire quali meccanismi fisiologici sono influenzati dall’asma e in che modo possono limitare la prestazione e la pratica sportiva.
In tutti i soggetti, sani o affetti da asma, si verifica una dilatazione dei bronchi all’inizio dell’attività fisica. Essa è causata dalla liberazione di particolari ormoni, detti catecolamine, che agiscono sui muscoli lisci della parete bronchiale. Se un soggetto è asmatico però dopo circa 5 -15 minuti dall’inizio dell’attività si verifica il fenomeno inverso, di broncocostrizione, per effetto del muco che si accumula nei bronchi.

Questo effetto è spesso indicato con il termine di asma da sforzo. Se l’asma è nel suo stato iniziale il muco prodotto è ridotto e si forma solo uno spasmo e un edema (da cui l’effetto di broncocostrizione). Se invece l’asma è in fase avanza o cronica, il muco prodotto è maggiore e si forma anche una zona di infiammazione nei bronchi.

Dal momento che l’attacco di asma segue pochi minuti l’inizio dell’esercizio, si parla di broncospasmo scatenato dall’attività fisica. Si è anche osservato cheil fenomeno broncocostrinzioneconseguente l’attività fisico in un soggetto asmatico si annulla nel giro di 30-90 minuti.

Precauzioni per i soggetti asmatici

Scegliere sport e condizioni climatiche opportune: sport che prevedono una ventilazione meno elevata (nuoto) e/o condizioni climatiche di elevata umidità possono diminuire l’effetto o la probabilità di un attacco di asma da sforzo.

Aumentare il periodo di riscaldamento, praticando una fase di attività fisica a bassa intensità di almeno 20-30 minuti, per evitare un effetto di broncocostrizione troppo violento nella fase di esercizio massimale o intensa.

L’uso di farmaci broncodilatatori o antiinfiammatori possono migliorare la risposta dell’asmatico al carico di lavoro. In definitiva: la pratica dello sport non migliora il quadro clinico dell’asma, ma la pratica sportiva controllata può sfruttare l’effetto broncodilatatore conseguente la liberazione delle catecolamine e risultare quindi favorevole al soggetto asmatico.

No Comments

IL FENOMENO DELLA CELLULITE

alimentazione, allenamento, dieta, dimagrire, malattie

La cellulite e’ una alterazione dei tessuti sottocutanei, praticamente una infiammazione che si traduce in un celluliteinestetismo cutaneo visibile anche in superficie. Inizialmente si manifesta con un po’ di gonfiore, dopodiche’ puo’ comparire la tristemente famosa “buccia d’arancia”, che si nota con delle piccole nodosità. La cellulite puo’ formarsi a causa di molti fattori, come ad esempio avere uno stile di vita sedentari con una dieta dis-equilibrata etc.

Combattere la cellulite si puo’ attraverso dei piccoli sintetici consigli:
- bere molto acqua
- limitare l’uso del sale
- curare particolarmente la dieta
- evitare l’uso prolungato delle scarpe con i tacchi
- evitare gli alcolici
- fare un po’ di attivita’ fisica

Le diete dimagranti non servano ad eliminare la cellulite, ma si smaltiscono le adiposita’ e seguendo un’alimentazione ricca di cibi drenanti e disintossicanti (come la frutta e la verdura) si migliora la cura di questo inestetismo chiamato cellulite.

Vanno privilegiate le verdure ricche di acqua, di sali minerali e di potassio come carote, cavolfiori, peperoni, asparagi, radicchio.

La bicicletta, la camminata veloce ed il nuoto aiutano a drenare l’eccesso di liquidi tra gli adipociti delle zone che presentano la cellulite. Il linfodrenaggio aiuta a stimolare la circolazione venosa e linfatica, mentre l’automassaggio e’ un buon complemento a qualsiasi intervento aanticellulite.

Si fa applicando un po’ di crema su ogni gamba stendendola con leggeri movimenti circolari e iniziando a massaggiare dal basso verso l’alto, esercitando una decisa pressione sulle zone colpite dalla cellulite. I pizzicotti sulla parte trattata riattivano la circolazione.

No Comments
« Older Posts