Archivi giornalieri: Aprile 12, 2018

La psicoanalisi ai tempi di internet

La tecnologia digitale sta cambiando il nostro modo di relazionarci con gli altri. E adesso alcuni esperti si domandano se anche i modelli di cura dovranno piegarsi a questa trasformazione, passando da sedute tradizionali sulla poltrona o lettino a quelle online 

LA PSICOANALISI fa i conti con la rete.  Con l’esperienza di una disciplina che ha attraversato il secolo breve con tutte le sue rivoluzioni, e oggi non può rinunciare a riflettere su una dimensione, quella del virtuale, dell’immateriale o del cyber, che trasforma radicalmente il modo in cui vediamo noi stessi, le nostre relazioni, e in cui costruiamo la nostra identità. I temi, insomma, di cui la psicoanalisi si occupa da sempre. “Viviamo un in una condizione paradossale, in una realtà fatta di connessioni infinite, in cui però alcuni scelgono di ritirarsi dal mondo”, spiega Cristina Saottini, segretario scientifico del Centro milanese di psicoanalisi Cesare Musatti, che all’argomento dedica sabato 14 aprile il convegno “La psicoanalisi all’epoca della rete” ( 9,30/17,30 spazio Oberdan Viale V. Veneto 2, info e iscrizioni: www.cmp-spiweb.it).

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• LE RELAZIONI AI TEMPI DELLA TECNOLOGIA

Aver paura delle novità fa parte della nostra storia: “I primitivi temevano che gli specchi gli rubassero l’anima, oggi la tecnologia può fare paura, temiamo che cambi il nostro modo di stare in relazione, ma in ogni novità ci sono anche delle potenzialità”, prosegue la psicoanalista.  Per raccontarle si è scelto di partire da un film, “Her” di Spyke Jonze (qui il trailer www.youtube.com/watch?v=WzV6mXIOVl4), storia di un giovanotto introverso e infelice che arriva a stabilire una relazione con un Sistema Operativo intelligente e in grado di evolvere – che nella versione originale ha la voce di Scarlett Johansson – e attraverso questa relazione immateriale, poi destinata a sgretolarsi, riscopre la capacità di confrontarsi con i propri simili. Un modo per riflettere su come la rete, anziché distanziare, possa aiutare ad avvicinarsi a se stessi? “Il protagonista del film fa esercizio di relazione con un interlocutore virtuale che all’inizio è un ‘oggetto primario’, del tutto dedito a lui, e poi lo disillude ma consegnandolo alla possibilità di una relazione vera – spiega la psicoanalista – Apriremo il convegno con un collage di spezzoni del film, per cercare di portare i partecipanti, anche a livello sensoriale, nella dimensione cyber di cui discuteremo nel convegno”.

• FARE PSICOANALISI ONLINE

Il pensiero va agli hikikomori, i ragazzi che si chiudono nelle loro stanze mantenendo le relazioni col mondo solo attraverso il computer: “Sono i soggetti più fragili, meno organizzati, che in questo modo evitano di rispecchiarsi in una realtà che restituisce loro immagini non gradite”, spiega Saottini. Sarà Giuseppe Pellizzari, psicoanalista Spi ad affrontare il tema, tra i relatori anche Andrea Marzi, autore di Psicoanalisi, identità e Internet. Esplorazioni nel cyberspace (Franco Angeli) e Luigi Caparrotta della Società psicoanalitica inglese che porterà l’esperienza britannica. Mentre un altro psicoanalista milanese, Giuseppe Fiorentini, parlerà della possibilità – molto dibattuta all’interno delle associazioni psicoanalitiche di ‘allargare il setting’ proponendo sedute di analisi on line. Una modalità già diffusa in alcuni paesi e che si comincia a utilizzare anche in Italia, per esempio per venire incontro a pazienti lontani per ragioni di studio e di lavoro,

ma anche a chi fa fatica a instaurare un contatto più diretto, “ricordando che non si tratta solo di un dispositivo tecnico – conclude Saottini – ma di un evento importante che modifica la relazione terapeutica in modi su cui è importante confrontarsi”.

Insicuri o egocentrici, le nostre parole svelano molto di noi

Un studio pubblicato su Nature sostiene che le parole di tutti i giorni indicano il grado di maturità della nostra personalità

“MA COME parla? Le parole sono importanti!”, gridava nel 1989 un Nanni Moretti giocatore di palla a nuoto a bordo piscina a una malcapitata giornalista colpevole di usare termini eccessivamente banali. Accadeva nella scena più famosa del film Palombella Rossa. E aveva ragione a dare tanta importanza al linguaggio, Moretti, perché le parole, quelle che usiamo tutti i giorni e che poco hanno che vedere col nostro curriculum scolastico, sono un po’ come dei marcatori, indicatori del nostro livello di Ego, cioè dello stadio di sviluppo o maturazione della personalità degli individui in termini cognitivi, di pensiero, sociali e morali. Questa è la conclusione, sebbene semplificata, di una ricerca sul linguaggio parlato realizzata da psicologi Usa e pubblicata su Nature Human Behavior.

• IL LIVELLO DELL’EGO E LE PAROLE
Gli autori dello studio hanno utilizzato 44mila brevi testi parlati raccolti in 25 anni dal Washington University Sentence Completion Test (Wusct), uno strumento che psicologi e psichiatri utilizzano da tempo per misurare l’Ego level. Per l’analisi dei linguaggi i ricercatori si sono serviti del Linguistic Inquiry and Word Count (Liwc), un sistema validato che, sulla base del conteggio delle parole e la valutazione della sintassi di testi, costruisce 81 categorie di linguaggio.

• DA ME A MA 
Dall’analisi dei risultati – si legge in una nota di commento allo studio rilasciata dalla Florida Atlantic University, una delle istituzioni coinvolte dall’indagine – è emerso per esempio che nel corso della maturazione dell’Ego si passa da un linguaggio egocentrato, ricco di pronomi personali come io o me (in inglese Ime) a uno stile linguistico nel quale compaiono più spesso termini indicativi di complessità come “ma” o “sebbene”, “nonostante”. E, ancora, che le categorie Liwc associate agli impulsi (definite da parole che esprimono rabbia, parolacce…) corrispondono a livelli di Ego più precoci. Al contrario della lunghezza delle frasi, che invece si accompagnerebbe a stadi di maggiore maturità.
• UN DIAGRAMMA 
Secondo gli autori è possibile costruire la sequenza di sviluppo dell’Ego utilizzando un diagramma (vedi immagine fornita dalla Florida Atlantic) che visualizza parole raggruppate in aree distinte da colori diversi. Nel diagramma il livello di Ego progredisce in senso orario, iniziando dallo stadio di minore maturità (impulsivo, una fase che corrisponde a un linguaggio più egocentrato), attraversando livelli intermedi (conformista, consapevole…) per arrivare al livello autonomo/integrato. “Se lo sviluppo dell’Io può essere valutato sulla base del linguaggio quotidiano – ha detto Kevin Lanning, autore principale dello studio e professore di psicologia alla Florida Atlantic University – il contenuto dei testi, da quelli dei  feed di Twitter ai discorsi politici, dalle storie per bambini ai piani strategici, può fornirci nuovi approfondimenti sul nostro stato di sviluppo morale, sociale e cognitivo”.

esso, per il 62% degli uomini ciò che conta è soddisfare la partner

Presentata a Milano una ricerca sulla nuova identità sessuale maschile. La metà dei maschi ha avuto una défaillance sessuale almeno una volta nella vita

SODDISFARE il desiderio sessuale della donna è la priorità per il 62% degli uomini italiani. La mappa della sessualità cambia e si adegua ai nuovi ruoli sociali. Così, l’83% degli uomini apprezza una donna intraprendente, ma il 77 ritiene che si possa rimanere virili anche nelle coccole. Sono questi alcuni dati emersi dalla ricerca sulla nuova identità sessuale maschile, condotta da Gfk con il supporto di Ibsa Farmaceutici Italia nell’ambito della campagna Ticket to Love.
• LA NUOVA IDENTITÀ SESSUALE MASCHILE 

La ricerca, che è stata condotta su un campione di 1000 uomini tra i 35 e i 70 anni, traccia il quadro di un maschio in evoluzione, che comincia ad accettare una donna sempre più emancipata e indipendente, e ad apprezzarne i benefici. “A 50 anni dalla rivoluzione sessuale – ha commentato Emmanuele A. Jannini, ordinario di Endocrinologia e sessuologia medica dell’università Tor Vergata di Roma – il maschio ha finalmente intrapreso una metamorfosi, che per molti è già diventata una vera e propria trasformazione antropologica; la presa di consapevolezza del ruolo della donna, più intraprendente e autorevole del passato, lo ha portato a dare maggiore valore al piacere di lei, che diventa spesso prioritario rispetto al proprio”.

• GENTILEZZA, COCCOLE E SESSUALITÀ 
Per l’uomo moderno essere gentile, affettuoso, amorevole e rispettoso pesa decisamente più che essere passionale e dare sicurezza (45% vs 12). Per l’88% degli uomini il sesso rimane una componente centrale della vita. Il 47% dichiara di avere rapporti due o più volte la settimana (il 67 una o più volte la settimana), mentre il 64% è alla costante scoperta di informazioni sulla sessualità, che vengono ricercate prevalentemente sul web (80%).
• PROBLEMI SOTTO LE LENZUOLA 
Ma non è tutto rose e fiori. Il 51% degli intervistati ha avuto problemi di erezione almeno una volta nella vita, mentre per il 13% si tratta di un problema che si presenta in maniera intermittente o cronica (da una volta su quattro a ogni rapporto). Di coloro che hanno il problema, il 17% ha tra i 35 e i 45 anni. Come vive l’uomo la sua défaillance? Delusione, imbarazzo, preoccupazione e frustrazione sono le emozioni più frequenti. Ancora una buona fetta degli uomini che vive il problema in maniera significativa lo attribuisce a cause di natura psicologica (34%) e il 36% non ne parla con nessuno.
• L’EVOLUZIONE DEL SILDENAFIL 

Il 59% degli intervistati, però, dichiara di non avere nessun problema a far sapere alla partner che prende un farmaco per i problemi di erezione. Il sildenafil, la prima pillola per l’erezione, ha rappresentato, giusto 20 anni fa, una vera rivoluzione. “La cosa sorprendente – spiega Jannini – è che questa molecola, cui presto si sono accompagnati tadalafil, vardenafil e avanafil, non è mai invecchiata. Semmai si è trasformata, seguendo i bisogni della coppia. Se i maschi hanno ancora bisogno di discrezione quando assumono una medicina per l’erezione è un po’ perché sessualità fa sempre rima con intimità, anche nel trattamento farmacologico, e un po’ perché le donne, in questi 20 anni, non hanno per nulla fatto pace con una medicina che continuano troppo spesso a vivere come una sconfitta del loro sex appeal. Ed ecco, assieme a quella del maschio, la metamorfosi del sildenafil: un film orodispersibile che si tiene nel portafoglio. Una medicina travestita da ‘ticket to love'”.

• LA CAMPAGNA TICKET TO LOVE E IL DIGITAL CONTEST

Per aumentare la sensibilizzazione della coppia su questi temi è stata ideata la campagna Ticket to Love – 500 scuse per invitarti a fare l’amore, dedicata al benessere sessuale maschile. Compilando un apposito form sul sito gli utenti del web hanno potuto cimentarsi proponendo le loro scuse e concorrendo così alla vincita di un premio d’eccezione: un viaggio in coppia a New York per visitare il Museum of Sex, esperienza culturale che attraverso l’arte e la tecnologia porta a conoscere il sesso in tutte le sue più diverse forme, e un tour personalizzato nelle location cinematografiche dei più famosi film d’amore della Grande Mela. La scusa vincitrice è stata quella di Monica A. che ha scritto: Mio caro “Ufficiale e gentiluomo” rapiscimi, portami “Via col vento”, “Cantando sotto la pioggia”, dandomi “50 volte il primo bacio” e facendomi volare per un “Ultimo tango a Parigi” per poi portarmi in “Autumn in New York” a visitare “Manhattan”. Vorrei che mi invitassi ad una “Dirty dancing” per creare “Qualcosa di travolgente” nella tua “Beautiful mind”: roba da far diventare viola tutte le “Sfumature di grigio, rosso e

nero” e un po’ di “Paprika” per il nostro incontro. E dopo “Nove settimane e mezzo” di “Benedetta follia” degustando una “American Pie”, salutandoci diremo: “Harry ti presento Sally”.