Archivi giornalieri: Agosto 30, 2018

Car-T, via libera in Europa alle prime terapie cellulari per i tumori

L’Agenzia europea per i medicinali ha autorizzato i primi due farmaci prodotti con la tecnologia Car: tisagenlecleucel, per il linfoma diffuso a grandi cellule B negli adulti e la leucemia linfatica acuta nei bambini e nei giovani, e axicabtagene ciloleucel, per due forme aggressive di linfoma non Hodgkin

CAR-T, la prima terapia cellulare per i tumori al mondo arriva in Europa. Come era atteso, infatti, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema), ha dato il via libera ai primi due “farmaci” basati sulla modifica genetica delle cellule T dei pazienti stessi: tisagenlecleucel, per trattare la leucemia linfoblastica acuta a cellule B e il linfoma diffuso a grandi cellule B; e axicabtagene ciloleucel, sempre per pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B e con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B.

   LA TECNOLOGIA CAR-T
CAR sta per recettore chimerico dell’antigene (in inglese Chimeric Antigen Receptor) ed è una proteina ibrida sintetica (cioè che non esiste in natura), in grado di riconoscere il tumore e di attivare il linfocita T, uno dei componenti fondamentali del nostro sistema immunitario. La tecnica, complessa e avveniristica, consiste nell’isolare i globuli bianchi del paziente, selezionare i linfociti T e inserire al loro interno (tramite un vettore virale reso inattivo) il frammento di Dna che reca le informazioni per produrre la proteina ibrida CAR, in modo che i linfociti T comincino a esprimerla sulla loro superficie. A quel punto, le cellule T ingegnerizzate, trasformate in un farmaco vivente personalizzato e potenzialmente in grado di riconoscere e attivarsi contro il tumore, vengono moltiplicate e reinfuse nel paziente. La terapia è una tantum.

•   LA TERAPIA APPROVATA
Le terapie CAR-T approvate sono state sviluppata da Novartis, tisagenlecleucel, e da Kite, poi acquisita da Gilead. Nel primo caso l’indicazione è per pazienti pediatrici e giovani adulti fino ai 25 anni con leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B refrattaria, la cui malattia sia progredita, anche dopo il trapianto di midollo osseo; e per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) che si ripresenti dopo due o più linee di terapia sistemica. Nel secondo l’indicazione è pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), e con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (PMBCL) – entrambi recidivanti o refrattari – dopo due o più linee di terapia sistemica. L’ok dell’Ema arriva a distanza di circa due mesi dal parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano.

•   I PROSSIMI STEP
Cosa succederà ora? “Da questo momento, i farmaci sono resi disponibili ai cittadini europei e gli enti regolatori, l’Aifa in Italia, dovranno negoziarne il costo, come avviene per qualunque altro medicinale”, spiega Paolo Corradini, professore di Ematologia all’Università di Milano e presidente della Società italiana di Ematologia (Sie). “Il problema nuovo è che essendo la prima terapia cellulare antitumorale al mondo, l’Aifa dovrà fare un percorso per capire quali sono i centri in grado di fare una terapia così complessa e costosa, che ha delle caratteristiche uniche. Bisogna creare un modello nuovo e servono persone molto competenti, che conoscano la materia. Mario Melazzini, che sarà direttore generale Aifa ancora per poco purtroppo, è un medico, una persona molto competente nei tumori ematologici e ha la sensibilità per capire il valore delle terapie CAR-T. C’è da sperare che chi lo sostituirà sarà in grado di capire che questa è una terapia importante e che non si cominci una negoziazione senza fine. Nel frattempo, possiamo sperare che le due aziende coinvolte facciano partire dei programmi di accesso gratuiti, cosiddetti compassionevoli, che vadano a coprire questo periodo di attesa”.

•   CENTRI ALTAMENTE SPECIALIZZATI
Ci sarà poi una serie di problemi da risolvere: “Come presidente Sie – continua Corradini – mi sono confrontato molte volte con Aifa per lavorare a un documento tecnico sulle caratteristiche che dovrebbero possedere i centri abilitati e su come questi dovrebbero essere distribuiti sul territorio. Fondamentale saranno la capacità di selezionare i pazienti eleggibili e di gestire le tossicità. Abbiamo lavorato anche insieme al presidente della Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica e Gruppo Italiano per il Trapianto del Midollo Osseo per stabilire criteri condivisi da suggerire ad Aifa. Le difficoltà più grandi si pongono per il trattamento dei linfomi diffusi a grandi cellule B negli adulti, mentre i bambini con leucemia linfoblastica a cellule B rappresentano una casistica molto più piccola: parliamo di 6-700 adulti candidabili a CAR-T secondo le attuali indicazioni e di circa 80 bambini”.

•   LE SPERIMENTAZIONI ATTIVE IN ITALIA
Nulla cambierà, invece, per le sperimentazioni in corso o che devono partire. Attualmente in Italia sono tre i centri in cui sono attivi studi clinici: l’Istituto nazionale dei tumori di Milano con il gruppo di Corradini, la Clinica Pediatrica dell’Università di Milano-Bicocca Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (Mbbm) dell’Ospedale San Gerardo di Monza con il team di Andrea Biondi, e il centro di Oncoemtologia diretto da Franco Locatelli presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Zaino scolastico troppo pesante: ecco come fare

Mal di schiena, dorso curvo, dolore al collo: una cartella con carico eccessivo può esserne la causa. Fare sport e scegliere il trolley, ecco alcune regole regole per prevenire o combattere i sintomi e iniziare l’anno al meglio

ETTE, otto, dieci o più chili, questo il peso che può talvolta raggiungere uno zaino scolastico, un vero e proprio bagaglio da trasportare ogni giorno. E così spesso accade che viene superata la soglia massima raccomandata, pari al 10-15% del peso corporeo dello studente. Con la possibile conseguenza di una schiena curva e dolorante. Ecco quali sono i rischi e i rimedi contro una cartella troppo carica.

• I RISCHI
In un documento del 2009, il Ministero della Salute ha chiarito che il peso dello zaino non deve superare il 10-15% del peso corporeo dello studente. “Un ragazzo di 50 chili dovrebbe portare uno zaino di circa 5 chili, pari al 10% della sua massa”, spiega Guido La Rosa, direttore dell’Unità operativa di Ortopedia dell’Ospedale Bambino Gesù di Palidoro, “con una tolleranza fino a 7 chili al massimo, pari al 15% del suo peso”. Se questo valore viene superato, il rischio è quello di dolori alla schiena e di una postura errata. “Un classico è rappresentato dallo studente che cammina con il dorso curvo, in posizione cifotica, oppure con posizione curvata da un lato, con tendenza scoliotica”, spiega l’esperto, atteggiamenti che se non corretti possono in certi casi portare a un dolore della schiena cronico in età adulta.

“Tuttavia – prosegue La Rosa – rispondendo ad una delle domande più frequenti dei genitori, uno zaino pesante da solo non è in grado di causare danni strutturali e malattie della colonna vertebrale, come la scoliosi o la cifosi, deviazioni della colonna che hanno una solida base genetica”.

• COME INTERVENIRE
Per correggere la postura alterata ed eliminare i sintomi, un’adeguata e regolare attività fisica può essere efficace, spiega l’esperto, fino anche alla risoluzione completa.“E’ importante che il ragazzo o la ragazza svolga regolarmente movimento o uno sport, almeno due o tre volte alla settimana”, sottolinea La Rosa. “Fra quelli più consigliati per la schiena c’è il nuoto, magari seguendo un corso con i propri coetanei. Sono validi anche giochi di squadra come la pallavolo e la pallacanestro, che spesso risultano più attrattivi per i ragazzi, dato che favoriscono la socialità e il senso del gruppo. Ma anche la semplice ginnastica può essere di grande aiuto: l’importante è muoversi regolarmente, più volte a settimana e con una intensità media”.

• RIDURRE IL CARICO
Oltre all’attività fisica, è bene agire al cuore del problema, riducendo il peso dello zaino qualora eccessivo, un compito che non deve essere solo dei genitori ma di tutti gli attori che prendono in carico l’educazione dei ragazzi, inclusi insegnanti e case editrici. “Un esempio è rappresentato dall’adozione di testi digitali, come avviene già in alcune realtà europee, dove il tablet contiene tutto il materiale didattico, una soluzione ottimale anche per la schiena”, sottolinea l’esperto. Altrimenti stratagemmi pratici e più rudimentali sono quelli di dividere il carico con il compagno di banco oppure lasciare i libri in un armadietto.

Un’altra soluzione consiste nel cambiare tipo di zaino: il trolley può rappresentare un’alternativa valida, come conferma anche un recente studio: mettendo a confronto confrontando lo zaino tradizionale, il trolley e una situazione in cui si cammina senza alcun peso addosso, portare il trolley è una scelta che somiglia di più, a livello cinematico, alla camminata senza alcun peso. “Il trolley rappresenta una soluzione valida”, prosegue La Rosa, “tuttavia fra gli studenti c’è molta resistenza nell’uso di questo tipo di borsa, dato che risulta ‘non è di moda’ e, a detta di una fetta di giovani pazienti, chi la utilizza viene considerato come una ‘persona con problemi’ o come un elemento che si distingue dai compagni. Questo perché gli studenti sono in un’età in cui l’immagine e il senso di appartenenza al gruppo è molto radicato, talvolta anche a scapito di scelte più salutari e comode”. Invece, da parte degli adulti sensibilizzare i ragazzi verso queste soluzioni potrebbe essere una strada importante da percorrere.

• COME SI TIENE LO ZAINO
Anche nel tenere lo zaino sulle spalle ci sono delle regole da non dimenticare. “Il peso deve essere distribuito simmetricamente, dunque su entrambe le spalle, per mezzo dei due braccioli”, aggiunge l’ortopedico, “mentre spesso, sempre per questioni di conformismo, i ragazzi tendono ad appoggiarlo su una spalla sola, un’abitudine da evitare”. Altra regola, lo zaino deve aderire in maniera omogenea alla schiena, conferma anche un recente studio su Plos One, che indica la posizione più adatta: lo zaino non deve pendere molto in basso e al contrario non deve essere molto caricato sulle spalle e verso il collo.

Il barbecue fa male al cuore

Non conta cosa si cucina, ma cosa si respira. Chi sta davanti alla brave negli anni ha un rischio aumentato di malattie cardiovascolari: lo dimostra uno studio presentato al congresso Esc in corso a Monaco.

EGNA, carbone e carbonella sono irrinunciabili per chi vuole ill barbecue perfetto. Ma non passate troppo tempo davanti al fuoco, a prescindere dai cibi che mettete a cuocere. L’eccesso, nel tempo, può rivelarsi nocivo per il cuore al punto tale da aumentare del tre per cento ogni dieci anni il rischio di morire per questo motivo. Contromisure? Semplice. Invece di usare sempre e solo combustibili solidi, convertirsi a gas ed elettricità potrebbe consentire di “rovesciare” la situazione.

A lanciare questo appello sono gli esperti dell’Università di Oxford coordinati da Derrick Bennett che al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) in corso a Monaco di Baviera hanno riferito i risultati di uno studio curioso che ha valutato le abitudini di preparazione dei cibi di oltre 340.000 persone in dieci regioni della Cina.

Ai partecipanti è stato chiesto di specificare come e quando si trovavano esposti ai fumi di legna e simili per la preparazione dei cibi, indipendentemente dagli alimenti cucinati. Valutando i registri di mortalità e le schede ospedaliere delle persone decedute gli esperti hanno visto che in dieci anni di inalazione di brace i rischi di decesso per malattie cardiovascolare aumentavano del 3 per cento e chi ha utilizzato questa modalità di preparazione dei cibi  per trent’anni ha visto aumentare il rischio di morte prematura del 12 per cento rispetto a chi si era dedicato a questa “cottura” meno di dieci anni.

Doctor House: Stefano ha febbre e dolori intestinali. Cosa è successo?

La pediatra Elena Bozzola ha proposto su RSalute martedì scorso questo nuovo quesito. Ecco le vostre risposte.

STEFANO, 16 anni, da una settimana ha febbricola e diarrea e da qualche ora anche tracce di sangue nelle feci. A quel punto i genitori decidono di portarlo dal pediatra. Quando il ragazzo entra nell’ambulatorio il medico si accorge subito che qualcosa non va. E Stefano lo conferma: ha molto dolore al collo e anche alla gamba sinistra, soprattutto quando cammina. Il pediatra lo visita: l’addome è trattabile. Lievemente dolente alla palpazione profonda; il ginocchio sinistro è caldo, edematoso, dolente e con limitazione nei movimenti come il collo.
Il pediatra conosce Stefano fin da piccolo: nei primi anni di vita aveva sofferto di coliti emorragiche per cui all’età di otto anni aveva eseguito una colonscopia, risultata normale. Da allora non aveva avuto più problemi intestinali. Cosa era successo? «Cosa hai mangiato negli ultimi giorni e come ha trascorso le vacanze?», gli chiede il medico per capire qualcosa in più. «Dottore, ho mangiato sempre le solite cose. Nessun viaggio all’estero, una settimana al mare e una in montagna». In realtà, aggiunge la madre «avevamo prenotato due settimane in montagna, ma subito dopo il barbecue della notte di San Lorenzo, Stefano ha iniziato a sentirsi male, per cui abbiamo preferito tornare in città». Il pediatra vuole vederci chiaro e prescrive degli accertamenti. Gli esami mostrano normali valori dell’emocromo con un lieve incremento degli indici di infezione. L’ ecografia dell’addome è normale, con solo un quadro aspecifico di linfonodi reattivi. La radiografia del ginocchio è negativa, mentre l’ecografia articolare evidenzia una effusione profusa a livello del ginocchio sinistro in associazione a ipertrofia e iperecogenicità della sinovia.

Pediatra, segretaria naz. Sip

ECCO LE VOSTRE RISPOSTE

Stefano potrebbe essere affetto dal Morbo di Crohn – Oriana

Artrite associata a malattia infiammatoria intestinale – Roberto

Ipotizzo che il giovane Stefano sia affetto da una forma di artrite reattiva in seguito ad infezione da ceppi batterici patogeni intestinali come ad enterobacteri ( E.coli enteroemorragico ad esempio vista la presenza di sangue nelle feci) – Marco

Probabile ARTRITE REATTIVA ad infezione intestinale – Simone

Il piccolo Stefano può avere un sarcoma sinoviale del ginocchio – Salvatore

Infezione da Campylobacter – Margherita

I sintomi del giovane Stefano (entero-artrite) potrebbero essere indicativi di  SINDROME DI  REITER – Giovanni

Infezione intestinale da campylobacter con artrite ginocchio sin. Infezione verosimilmente contratta con ingestione di carne poco cotta – Sara

Potrebbe trattarsi di artrite reattiva in seguito ad infezione intestinale – Stefania

Ho pensato che Stefano potrebbe avere il West Nile virus trasmesso dalle zanzare e presente in Italia da qualche anno. I sintomi includono febbre con dolori di tipo influenzale, debolezza, linfonodi ingrossati, dolori articolari, nausea e diarrea, dolori al collo e alle articolazioni – Alison

La risposta potrebbe essere: “R.C.U. Rettocolite Ulcerosa” – Diomede

Infezione da Campylobacter – Pietro

Risonanze magnetiche più veloci, la nuova sfida di Facebook e Università di New York

L’intelligenza artificiale può garantire immagini migliori partendo anche da pochi dati. I tecnici di Menlo Park lavoreranno su oltre 10mila casi messi a disposizione dall’ateneo per addestrare l’algoritmo

FACEBOOK sta collaborando con l’Università di New york per migliorare la risonanza magnetica e renderla dieci volte più veloce. Oggi l’esame funziona facendo una serie di scansioni del corpo e trasformando i dati ottenuti in immagini: maggiore è il numero dei dati raccolti, più precisa è l’immagine, ma più lunghi sono i tempi dell’esame. Usando l’intelligenza artificiale, però, si possono ottenere immagini migliori pur partendo da meno dati.

Alcuni studi preliminari hanno dimostrato la fattibilità di questo approccio, che ora verrà testato su larga scala. “La chiave  – si legge in un post pubblicato sul blog della compagnia – è insegnare all’algoritmo a riconoscere le immagini in modo tale da fargli ‘riempire’ gli spazi tralasciati dalla scansione accelerata”.

Per raggiungere lo scopo i tecnici di Facebook lavoreranno su oltre diecimila casi messi a disposizione dall’università, analizzando circa tre milioni di risonanze. “Anche se il progetto inizialmente sarà focalizzato sulle risonanze – conclude il post – l’impatto a lungo termine si potrebbe applicare ad altre analisi. Ad esempio questo stesso metodo potrebbe rivoluzionare anche le Tac”.

Diminuire il numero di dati necessari per ottenere immagini di qualità significa ridurre i tempi dell’esame e lo stress per i pazienti, con la possibilità di aumentare gli esami eseguiti in un giorno.

Non mettiamo il futuro nelle mani degli ignoranti

Riceviamo questa lettera dal professor Enrico Ferrazzi, ordinario e primario di Ostetricia e Ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano, nonché Presidente della Fondazione Cure Onlus e responsabile Salute del Think-tank Ama Nutri Cresci. E volentieri la pubblichiam

Caro paziente,

ti scrivo da medico, da scienziato e da padre per porti qualche domanda e riflettere insieme, cogliendo lo spirito che condivido del portale Ama Nutri Cresci, ossia meglio porre domande al lettore piuttosto che imporgli risposte. La mia è una lettera accorata, ma non di pancia. Con i miei collaboratori, da tempo parliamo di come e cosa fare per difendere scienza e conoscenza. Mi sono deciso a scendere in campo dopo le minacce (ennesime) di morte al professore (pro vax – che senso ha poi tale “etichetta”?) Roberto Burioni, dopo settimane di reazioni scomposte alla condivisione sulla nostra pagina Facebook di appelli alla vaccinazione per ridurre in questo modo i rischi dei bambini immunodepressi.

Dove vogliamo arrivare? Che futuro vogliamo per i nostri figli? Siamo sicuri che in futuro non ci vergogneremo?

Il sapere medico-scientifico e la malattia si scontrano con le emozioni e le paure umane più profonde. Sapere e parlare di malattia significa sapere e parlare di vita, ma anche di morte e vincere la morte è un impulso primordiale. Proprio per la dimensione del tema trattato, da sempre tutti vogliono sapere e parlare di medicina e salute. Da sempre, quindi, si rincorrono miti e dicerie. Lévi-Strauss è stato, forse, il più famoso antropologo nella storia umana. Nei suoi studi citava come in alcune tribù del centro Africa per ottenere vita e salute si credeva si dovesse mangiare il fegato del nemico ucciso o sacrificare il figlio primogenito del capo. Ma dicerie simili non erano frequenti solo in Africa. Si pensi all’Europa e all’uccisione degli “untori” della peste nera o alla caccia alle streghe del 1600, che nella sola diocesi di Como costò il rogo a oltre 100 “streghe” in circa ottant’anni. L’untore è perciò un modo attraverso cui chi non sa cerca di spiegarsi e razionalizzare ciò che non si capisce e non si accetta: il male, la malattia e la morte.

Dobbiamo constatare come in Italia e nei Paesi sviluppati siano scomparse alcune malattie virali a trasmissione diretta (vaiolo, poliomielite etc.): nessuno vede più per strada volti butterati dal vaiolo di giovani ragazze, quindicenni destinati a zoppicare tutta la vita e a non muovere gli arti superiori per la poliomielite, o bimbi colpiti da encefalite da morbillo. Le polmoniti da virus influenzale H1N1 le vediamo noi medici nelle gestanti ricoverate in rianimazione che riusciamo a non far morire; all’inizio del secolo scorso sarebbero sicuramente morte, come morirono venti milioni di persone nel 1914 per la cosiddetta “influenza spagnola”.

Chi è allora oggi l’untore dal momento che, per fortuna, molte malattie sono scomparse grazie alle innovazioni mediche e scientifiche? L’untore oggi più che mai è l’ignoranza. Un’ignoranza di cui più nessuno si vergogna. Ecco che allora gli untori diventano le forze oscure che tramano per produrre vaccini da far pagare ai cittadini.

Nelle nostre scuole si studia Virgilio, qualcosa di scienza, ma non si sa o non si riesce a ricordare – finita la scuola – cosa sia un virus; non si ricordano i morti della “spagnola”; non si sa perchè i virus del pollame e delle grandi fattorie di maiali (dove vivono 100, 200 mila polli immunodepressi – causa antibiotici – o 60-80 mila maiali) possano essere contaminati da virus nativi di uccelli migratori e, in questo modo, colpire gli essere umani. Nessuno ricorda come nel 1986 un’intera caserma di marines negli USA vide la morte di 486 soldati (il 94% delle reclute); in quell’occasione la caserma fu circondata da un anello di sicurezza per far morire i virus con gli uomini infettati. Oggi non si possono “fisicamente” bruciare i dottori, né lapidare i ricercatori, ma stiamo assistendo a una gogna mediatica simile alla caccia alle streghe, frutto di ignoranza e strumentalizzazione. L’ignoranza della caccia alle streghe di Salem, l’ignoranza che portò a bruciare con le streghe del Comasco i loro rimedi naturali, l’ignoranza della caccia all’untore durante la peste del 1600 si riproducono, oggi, attraverso l’assoluta ignoranza di cosa sono i vaccini, il sistema mondiale di controllo delle epidemie virali.

L’ignoranza porta a una rete di notizie prive di ogni fondamento e cariche di odio, quell’odio alimentato da chi cerca facili “likes”. E proprio sull’odio, una politica incapace di dare risposte costruisce un facile e folle consenso, che quasi arriva a dire alle persone “puoi costruire un ponte, anche se non sei un ingegnere ma per il semplice merito di esserci passato sopra”; “puoi guidare un aereo, perché ci hai viaggiato” o “puoi prescrivere un farmaco perché hai letto qualcosa su Facebook”.

Un conto è la trasparenza, la possibilità di controllo (su ciò lo Stato deve sempre vigilare senza eccessi di delega), la class action nel momento in cui le istituzioni perseguono interessi contrari al loro ruolo, altro è la oclocrazia in cui tutti pensano di sapere tutto. Come dice chiaramente Piero Angela “la scienza non è democratica”. La salute e la malattia di milioni di bambini e di noi tutti non possono essere oggetto di chiacchiere da bar come quelle che riceviamo sul nostro sito e leggiamo su molti altri. L’abuso della medicina è un grave danno per la salute pubblica. L’Italia, purtroppo, si distingue per essere il principale paese che abusa di antibiotici, non solo nella clinica umana, ma anche nell’allevamento. Questo non ha nulla a che vedere con i vaccini che rimangono, da oltre un secolo dalla loro introduzione, uno dei più grandi sogni realizzati dalla scienza medica. Perché quindi siamo così attenti a ridurre il numero di vaccini e poi ci imbottiamo di antibiotici, anche contro le indicazioni del medico?

La cura per l’umanità è tanto semplice quanto complessa da realizzare. Un mondo più istruito – in cui l’istruzione è severa e autorevole – è un mondo in grado di generare un futuro di sviluppo e non banalmente un mondo capace di andare avanti. Come hanno scritto Nicla Vassallo e Sabino Frassà qualche tempo fa, su un articolo presente sul sito Ama Nutri Cresci, “l’orgoglio di essere ignoranti è il canto del cigno dell’occidente, inteso come cultura fondata sulla democrazia partecipativa […] perché rinunciare alla conoscenza significa sminuire l’idea stessa di essere umano”.
Allora perché noi tutti non studiamo un po’ di più?

Enrico Maria Ferrazzi,
Professore di Ostetricia e Ginecologia Università degli Studi di Milano,
Primario di Ostetricia e Ginecologia Clinica Mangiagalli di Milano,
Presidente Fondazione Cure Onlus

Disturbi dell’alimentazione: al pronto soccorso c’è il codice lilla

Il ministero della Salute ha elaborato raccomandazioni specifiche per aiutare gli operatori sanitari ad accogliere i pazienti in pronto soccorso. E anche consigli per i familiari: perché è fondamentale individuare i disturbi alimentari nella fase iniziale

IN ITALIA, sono circa 3 milioni e mezzo le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca). Anoressia, bulimia e binge eating – disturbo da alimentazione incontrollata – i più conosciuti. Si tratta di una vera e propria epidemia sociale che sta registrando un abbassamento sempre maggiore dell’età media dei pazienti. Non solo adolescenti e giovani adulti, ma anche bambini. Spesso le conseguenze sono tanto gravi da mettere a rischio la vita del paziente; è, infatti, fondamentale accorgersi in tempo di tutti quei campanelli d’allarme per intervenire tempestivamente ed evitare gravi problemi sanitari.