Archivi giornalieri: Marzo 21, 2019

Il ghiaccio vi fa giovani e belli

In Francia si sta diffondendo l’ozonoterapia. Anche Carla Bruni si è mostrata su Instagram immersa in una nuvola di azoto fino al collo

di AGNESE FERRARA

Con l’arrivo della stagione più calda dell’anno, i rimedi per una pelle giovane e soda arrivano dal freddo e la cosmesi glaciale contagia tutta Europa. A Parigi le signore fanno la fila alle Spa per aggiudicarsi un “crio-bagno” all’azoto rassodante e snellente, dimostrando una notevole dose di coraggio (la temperatura scende a meno 150 gradi centigradi di media ma può avvicinarsi anche a meno 200) e in città i centri dotati di docce all’azoto aumentano del 20 per cento all’anno, come riporta il quotidiano Le Monde. Un successo tale che nei giorni scorsi anche l’ex Premiére dame di Francia, Carla Bruni, si è mostrata su Instagram immersa in una nuvola di azoto fino al collo commentando “Meno 150 gradi il lunedì, così mi rimetto a nuovo per la settimana”. Anche in Italia cresce il numero delle Spa dotate di vasche di ghiaccio “grezzo” a scopo drenante o delle più trendy crio-docce, se ne trovano anche negli hotel dotati di Spa e nelle cliniche-benessere dislocate nelle campagne e nelle località marine della penisola, anche se nei confronti di queste ultime i medici esprimono delle perplessità sulla loro reale efficacia dimagrante.
Prima ancora dei bagni nell’azoto, la “criolipolisi” sfrutta il freddo per congelare piccole aree di pelle. Spiega Emanuele Bartoletti, Presidente della Società italiana di medicina estetica: «Usato sotto controllo medico, il metodo attenua l’accumulo di grasso perché il freddo, a zero gradi centigradi, cristallizza le cellule adipose e ne favorisce il riassorbimento».
Al freddo si ispirano anche molti cosmetici di stagione, ringiovanenti, rassodanti e anti-fatica, come analizzato dai ricercatori riuniti recentemente a Londra in occasione dell’In-Cosmetics, la fiera dell’innovazione cosmetica mondiale. Qui sono stati presentati i nuovi ingredienti ricavati da erbe e alghe rosse che crescono in cima ai monti solo in inverno o sui ghiacciai. Sostanze naturali fresche, come menta, mentolo e centella asiatica, sono invece ingredienti comuni a creme e fanghi drenanti perché danno una sensazione immediata di gelo e alla pelle.E se l’acqua risulta essere l’ingrediente più usato nei cosmetici (il termine ‘aqua’ occupa sovente il primo o il secondo posto nell’elenco INCI degli ingredienti impressi sulle etichette), aumenta il numero dei prodotti beauty che contengono quella pura, raccolta freddissima da sorgenti montane che superano i 3.000 metri di altitudine. Così le acque di montagna sono la base per gelatine, creme-sorbetto e spray rinfrescanti da passare sulla pelle secca e provata dai raggi solari estivi.
Utili contro occhiaie, borse e sguardo affaticato, infine, le maschere gelate. Da freddare in freezer, sono già sagomate per gli occhi e le più nuove sono invece a forma di ghiacciolo (identiche ai gelati). Si strofinano sul viso fino al completo scioglimento e si massaggiano a lungo.

Più in forma con la cronobiologia

Fai la cosa giusta al momento giusto. Dieta, sport, sonno: se si entra in sintonia con il proprio orologio interno si vive megliodi SILVIA LUPERINI

Questione di luce. E di ritmo. Se si segue quello giusto si può rientrare in sintonia con il proprio orologio interno e stare meglio. Riposizionare le lancette, come hanno dimostrato moltissimi studi recenti, può portare a enormi benefici nella dieta, nello sport, nel sonno e persino nell’efficacia dei vaccini. Basta imparare che c’è un momento ideale per ogni nostra attività. «L’alternanza luce/buio veglio/sonno è percepita già dal feto. Avere consapevolezza dei nostri ritmi innati si ripercuote nello stile di vita», dice il neurologo Paolo Zolo. A regolare il ticchettio del nostro orologio biologico interno «è un gruppo di cellule cerebrali situato nell’ipotalamo che riceve informazioni sulla luce attraverso la retina e, lavorando su un ciclo di 24 ore, adatta i ritmi biologici del nostro corpo a quelli imposti dal susseguirsi di giorno e notte. Queste informazioni – spiega Zolo – hanno ricadute a cascata sugli orologi interni degli altri organi, come quelli che governano l’attività del cuore, del fegato, delle cellule, le secrezioni dello stomaco e dell’intestino»

Il libro “I segreti della cronobiologia” (Sperling&Kupfer) di Marie Borrel aiuta ad orientarsi. La pelle, per esempio, è più attiva di notte. «Aumenta la microcircolazione sanguigna e la moltiplicazione delle cellule e la loro riparazione è tre- quattro volte superiore rispetto al giorno», scrive Borrel. Dopo il calar del sole, l’epidermide è anche più permeabile. Ecco perché, prima di andare a letto, il peeling che aiuta ad eliminare le cellule morte in eccesso e i trattamenti cosmetici nutrienti sono più efficaci al contrario del giorno, più adatto alle creme idratanti. E per l’attività fisica? Al risveglio aumentano le dosi del cortisolo e per il cuore è un momento critico, è preferibile puntare su discipline soft. Se si vuole sfruttare la pausa pranzo per muoversi un po’, ci si accontenta di una mezz’ora senza forzare, camminando o in bicicletta, ma se si cerca uno sforzo più intenso, il tardo pomeriggio è il più indicato. Via libera a sport di squadra, squash, tennis. Se si fa ginnastica dopo cena, la temperatura risale e si fa più fatica ad addormentarsi.

Dopo la pausa pranzo, venti minuti di siesta sono un toccasana soprattutto per chi lavora. L’hanno capito bene i cinesi per i quali è un diritto nazionale e le aziende giapponesi che sempre più spesso offrono stanze del sonno ai loro dipendenti per aumentare la produttività. Una serie di ricerche recenti hanno mostrato anche che i ritmi circadiani influenzano il metabolismo, il modo in cui immagazziniamo e consumiamo le calorie e come bruciamo gli zuccheri attraverso l’insulina. La cronodietetica consiglia una colazione abbondante con pane e proteine animali (uova, prosciutto, formaggio o salmone), un pasto abbondante a base di proteine, mezza ciotola di carboidrati , verdure cotte e crude. La merenda dovrà essere piacevole e saziante: frutta secca, due quadretti di cioccolata fondente e un frutto. Va evitata la cena abbondante preferendo poche proteine (petto di pollo, pesce bianco poco conditi), verdure verdi crude o cotte e uno yogurt senza zucchero come dessert.

Siamo tutti Flexitariani?

Aumenta il numero di chi, ad una rigida alimentazione vegetariana, preferisce uno stile misto che non esclude un piatto di carne. Sempre però guardando al benessere delle persone. E alla salute del Pianeta

di IRENE MARIA SCALISE

Si chiama Flexitarianesimo ed è il nuovo stile di vita per un italiano su tre. Di cosa si tratta? Un regime alimentare “misto” che permette di abbinare alle proteine vegetali anche le proteine animali. Una vera e propria rivoluzione rispetto alle molte rigidità sul tema: c’è infatti la possibilità di variare la propria alimentazione con gusti diversi ma  salvaguardando il benessere. Tra i precursori Paul McCartney che, da anni, porta avanti il progetto “Meat fre Monday” che propone un’alimentazione sostenibile tra chi fatica a rinunciare alla carne. Madrina del movimento Flexitarian è poi l’attrice Gwyneth Paltrow.

E’ possibile essere Flexitariani a diversi livelli: si parte dal livello principiante, che vede la rinuncia alla carne per 1-2 giorni alla settimana, passando per il livello intermedio, che prevede la rinuncia per 2-3 giorni alla settimana fino ad arrivare al livello esperto che vede 5 o più giorni di rinuncia. In Italia, secondo una ricerca del Garden Gourmet Flexitarian Hub, l’osservatorio sul mondo dei flexitariani, (condotta su circa 2500 italiani tra uomini e donne con metodologia WOA – Web Opinion Analysis) il 41% punta a variare la propria alimentazione con gusti diversi, il 24% vorrebbe preservare l’ambiente, il 37% non vuole trascurare la salute.  E sono in molti, tra i nutrizionisti, ad appoggiare la corrente. “L’alimentazione flexitariana è la vera dieta, quella che l’ecosistema ricerca. Possiamo dire che è la dieta della sostenibilità biologica – spiega Lucia Bacciottini, biologa nutrizionista, specialista in Scienze dell’alimentazione ed autrice del libro Flexitarian Diet – è una dieta vegetariana flessibile perché prevede la possibilità di inserire delle proteine animali alcune volte alla settimana. La base di questa alimentazione sono i vegetali, suddivisi in: ortaggi, cereali, legumi e semi. I legumi sono i protagonisti dell’apporto proteico, passando dai piselli alle fave, fino ai fagioli, ai ceci e alle lenticchie”.

Ad adeguarsi al Flexitarianesimo, oggi, sono il 56% delle donne. Ma anche il 41% degli uomini lo guarda con simpatia. Il 29% dei praticanti ha tra i 40 e i 50 anni, mentre un buon 14% è composto da giovani tra i 20 e i 30 anni. Che tipo di piatti scelgono esattamente?  Generalmente si tratta dei piatti tipici della cucina vegetariana, con l’aggiunta di qualche pasto di carne. Le ricette sono trovate online (28%), in libri specializzati (22%) o su delle app (16%) come Ivegetariano, It is vegan e I’m hungry. Anche al ristorante è sempre più semplice mangiare green. A Londra è molto diffusa la catena di fast food vegetariana Veggie Pret. E se a Parigi lo chef Valerian prepara quotidianamente hamburger vegetariani, in Italia c’è il ristorante Joia delle chef Pietro Leman che si è meritato la prima stella Michelin del settore.

La bellezza di essere sani

Mai più Oblomov. Sempre più italiani passano il loro tempo libero tra palestre, piscine e centri estetici. Una ricerca fotografa le manie salutiste che, a sorpresa, sono anche al maschile

di IRENE MARIA SCALISE

La grande bellezza? Essere sani e, perché no, anche belli. O perlomeno tonici. Gli italiani si scoprono popolo di salutisti.Addio ai tanti Oblomov mollementi adagiati sul divano: la giornata sembra fatta per sudare. Sempre più persone sono attente al proprio benessere e si barcamenano tra sport, fitness e trattamenti estetici. Una fotografia che arriva dall’ultima edizione dell’Osservatorio Compass, secondo il quale oltre il 40% degli intervistati ha incrementato il tempo libero dedicato alla cura di sé rispetto all’anno precedente. In particolare, per il 55%, sport e fitness salgono sul podio delle attività predilette nelle ore di libertà. Una mania, quella salutista, che s’impenna addirittura del 70% nei pressi delle vacanze (73% donne e 49% uomini).

Vediamo dunque nel dettaglio cosa (e quanto) fanno gli italiani per accrescere la loro incontenibile “tendenza benessere”. Il 55% dedica il loro tempo libero e allo sport e al fitness.  Il 71% si reca in palestra, piscina o alla scuola di yoga dalle due alle tre volte alla settimana, tra gli sportivi il 51% monitorizzano i propri progressi o creano un piano di allenamento grazie ai nuovissimi strumenti tecnologici: il 26% usano delle app dedicate e il 23% scelgono dispositivi da indossare. Ed anche i vari rituali estetici sono seguiti da un discreto numero di italiani: la media di chi passa il proprio tempo libero tra massaggi e relax, sale dal 37% al 60%. La sorpresa è che sempre più uomini hanno in agenda il numero di un estetista: 49%.

Quali sono le città più healthy? Roma caput mundi, con 10.789 imprese e aziende che si occupano della cura della persona, seguita da Milano con 8.351 e Napoli con 6.220. A spingere la crescita negli ultimi cinque anni sono i servizi di manicure e pedicure (+45,7%), gli istituti di bellezza (+15,5%), le palestre (+11,9%) e i centri per il benessere fisico (+11,8%). Non solo. Secondo i dati di Unioncamere-Infocamere, nel secondo trimestre del 2017 ben 153.274 imprese si sono registrate nel settore del benessere e fitness in Italia, in crescita del +4% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Tutti i vantaggi della bellezza a domicilio

La “spa on demand” è sempre più diffusa Ma fate attenzione alla professionalità

di IRMA D’ARIA

Dopo una lunga giornata di lavoro. Dopo il traffico della città, le telefonate e le mail che non finiscono mai ci vorrebbe proprio un bel massaggio decontratturante per spazzare via tutto lo stress. Ma se solo l’idea di dover andare in un centro estetico e girare a lungo prima di trovare parcheggio ci mette l’ansia, allora la soluzione migliore è la Spa “on demand”, ovvero il massaggio a casa propria. Con più di un vantaggio: niente traffico, niente problemi di parcheggio, niente attese. Insomma, più relax con l’ulteriore benefit che a trattamento finito siamo già a casa e possiamo conservare più a lungo l’effetto del massaggio. Sarà forse per tutti questi motivi che – dopo gli Stati Uniti – anche in Europa e in Italia si stanno diffondendo sempre più i trattamenti a domicilio anche attraverso il lancio di App che offrono tanti servizi e non solo a casa, ma anche in ufficio o in albergo. Un trend che si basa anche sul fatto che tutti ci muoviamo di meno e tendiamo a portare a casa il servizio comprando tutto online. Ma è solo una questione di praticità o c’è dell’altro? «La società in cui viviamo», spiega Giuseppe Polipo, presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia Estetica «è sempre più veloce, ma il contatto umano è un bisogno fondamentale delle persone che vogliono sentirsi ascoltate e coccolate, cosa che difficilmente può avvenire in un centro estetico». A casa, invece, lo spazio è più raccolto. «Il rapporto con l’operatrice estetica», prosegue lo psicologo «è più intimo perché è pienamente dedicata alla persona e non è distratta da altre clienti o dal telefono che squilla». E poi tutti si sentono a proprio agio, si supera più facilmente l’eventuale imbarazzo a spogliarsi e diventa più facile staccare la spina e godersi il trattamento.

A domicilio si può fare di tutto: non solo vari tipi di massaggio, ma anche trattamenti per il viso, colore, taglio e messa in piega dei capelli, pedicure e manicure. «I trattamenti per i quali la casa è perfetta sono tutti i massaggi che inducono relax e anche quelli che richiedono tempi di posa lunghi come le maschere» spiega Tommaso Luparia, fondatore della prima App che ha lanciato la Spa on demand in Italia. Certo è importante anche preparare con cura l’ambiente: «Quando arriva una prenotazione consigliamo di scegliere una stanza della casa in cui la temperatura non sia troppo alta, che non sia vicino alla cucina ma in una zona silenziosa e che ci sia anche qualche candela o la musica preferita» prosegue Luparia. Gli operatori poi arrivano con un kit completo di tutto ciò che serve per il trattamento scelto: «Devono indossare la divisa e utilizzare materiali monouso per una questione di igiene e prima di iniziare la cliente spiegherà quali sono le sue esigenze. Così potrà personalizzare l’olio-base utilizzato per il massaggio con le sue essenze preferite, scegliendo tra ginger, ylang ylang, ginger e eucalipto». Resta da capire come fare, però, ad evitare di cadere nelle mani sbagliate specie perché si tratta di far entrare qualcuno direttamente a casa nostra. «La legge 1/90 sugli operatori estetici», spiega Andrea Bovero, presidente del Comitato internazionale di Estetica e Cosmetologia (Cidesco) «stabilisce i requisiti che devono avere questi professionisti, la formazione obbligatoria ed anche il fatto che devono svolgere la loro attività all’interno di un esercizio commerciale regolarmente iscritto alla Camera di Commercio. Quando l’estetista viene a casa è molto più difficile fare queste verifiche». Insomma, prima di aprire la porta a un operatore estetico, meglio chiedere quali sono le sue competenze e se ha una struttura alle spalle.

Creme e fondotinta, il nuovo maschio scopre la bellezza

Una ricerca europea: gli uomini sono sempre più interessati allo skincaredi AGNESE FERRARA

Non è solo Emmanuel Macron a spendere in trattamenti di bellezza. Certo i conti in tasca al presidente più giovane della repubblica francese fatti dal quotidiano Le Point sono rimbalzati su tutti i giornali del mondo: 26.000 euro volatilizzati in poco tempo per trucco e parrucco. Ma gli uomini sono cambiati, non trasudano più il machismo stantio da duro e puro (che non usa belletti) e si curano del proprio aspetto. Uomini e donne non hanno quasi nulla in comune, sia dal punto di vista della fisiologia e dei bisogni di pelle e capelli, ma lui ora è pronto a usare quei prodotti da sempre del regno femminile come il maquillage. Se i più anziani mostrano riluttanza per l’idratante (lo usano però il 29 per cento dei maschi over 65 anni, un decennio fa neanche questi), il 41 per cento dei maschi dai 45 ai 64 anni ne ha uno nell’armadietto del bagno. I millennials battono tutti (il 60 per cento dei ragazzi dai 16 ai 25 anni spalma la crema emolliente sul viso) e si tratta di una generazione che stupisce i più conservatori: ragazze e ragazzi “gender fluid” si fanno la tinta insieme nei colori shock e postano le foto sui social, si disegnano le sopracciglia e si truccano con l’aiuto dei tutorial online. Il fondotinta e l’anti-occhiaie sta lentamente prendendo piede anche fra i trentenni e i quarantenni che già curano barba, pizzo e baffi in modo quasi maniacale, grazie agli hipster con barbone lavato e pettinato che hanno fatto da apripista.
Rivela una indagine europea di Mintel, società di ricerche di mercato globali, che lo skincare per l’uomo ha conquistato una valenza pari a quella di andare in palestra. È cioè sinonimo di benessere. Nell’ultimo anno, segnalano i report di Two by Two e di Google beauty trend, sono state formulate ex novo lozioni per l’addome, rinfrescanti per occhi, oli da barba, sieri per il viso, deodoranti roll-on, filtri solari spray per il viso da usare durante gli sport invernali, balsami per le labbra alla menta e sieri dalle formulazioni “mascoline” al cento per cento. Nel 2017 è aumentata la domanda (in ordine decrescente) di saponi, idratanti, balsami per le labbra, detergenti per il viso, salviettine per il viso, trattamenti anti-acne, prodotti per la barba, creme di trattamento maschili. Gli uomini truccano anche la pelle con le BB cream e le CC cream colorate. Infine usano antirughe e maschere per il viso.
Se lui compra da sé i prodotti di bellezza (lo fa sempre il 62 per cento, ogni tanto il 22 per cento, il resto lascia scegliere ad altri), ancora non sa come andrebbero usati. L’idratante lo usa una volta al giorno solo il 43 per cento dei maschi, gli altri se lo ricordano una volta alla settimana o di meno. Lavano il viso tutti i giorni con un detergente (non più con la saponetta) il 30 per cento. Usano l’antirughe o l’antiacne tutti i giorni il 29 per cento, il resto lo spalma “quando me lo ricordo”, rispondono al sondaggio Mintel.
Ma la posologia (non scritta) dei prodotti di bellezza prevede costanza e dedizione. Altrimenti niente prevenzione e soldi spesi inutilmente. Le donne lo sanno.

Lo scalo tra un volo e l’altro? Ecco come trasformarlo in un’occasione

Considerato una sorta di tassa per i voli più lunghi, lo “stop over” può essere l’opportunità per rinfrescarsi, divertirsi e conoscere luoghi nuovi. Ecco i consigli per chi si ferma a Dubai, città sempre più al centro del mondo.

di IRENE MARIA SCALISE

Croce dei viaggiatori di tutto il mondo la pausa forzata in una città, tecnicamente nota come stop over, può diventare un’occasione per divertirsi e rigenerarsi. Di più. Anche per conoscere cose nuove. Al centro del mondo sembra esserci Dubai. Luogo di transito per chi si muove da occidente verso oriente e non solo.

2 ore: Fare una doccia –  Dopo essere atterrati a Dubai da un lungo volo, prima di ripartire è possibile fare una bella doccia senza dover pagare nulla. Infatti, le docce sono gratis e si trovano nel Terminal 1 (tra i gate C18 e C22) e nel Terminal 3 (tra i gate B13 e B19).

4 ore: Salire in cima al Burj Khalifa – Si tratta del più alto edificio al mondo, e misura 828 metri in verticale. Una tappa praticamente obbligata, dove è possibile godere di una vista mozzafiato dell’intera città. Davvero impressionante di sera, quando Dubai si riempie di milioni di luci. Se possibile, munirsi del biglietto alcuni giorni prima della visita.

5 ore: Andare in spiaggia – Dubai ospita alcune delle spiagge più belle degli Emirati Arabi. Molte sono affiliate con alberghi e accessibili solo ai loro ospiti o visitatori disposti a pagare per l’accesso. Tuttavia, ci sono spiagge in cui si può accedere senza alcun costo o ad un costo minimo. La spiaggia più lunga di Dubai è la spiaggia di Jumeirah. Si estende da Dubai Marine Beach Resort fino al Four Seasons ed è fiancheggiata da una vivace strada piena di pattinatori, podisti e ciclisti. Il parco sulla spiaggia è un punto ideale per un picnic con la famiglia: è attrezzata con un parco giochi per bambini, bar, aree barbecue, servizio di salvataggio 24 ore su 24 e impianti sportivi. Il parco ha anche un morbido tratto di sabbia dorata, palme e aree verdi, che rendono Jumeirah una delle spiagge più ambite di Dubai.

6 ore: Fare shopping al Dubai Mall –   È davvero facile perdersi negli 836.000 metri quadrati del Dubai Mall, il più grande centro commerciale del mondo. Inaugurato nel 2008, il mall ospita 1.200 negozi, fontane alte 150 metri, hotel di lusso, una pista da sci e una da pattinaggio. Al suo interno c’è anche un acquario. La pista di pattinaggio olimpica può ospitare fino a 2.000 persone e ci sono anche attrazioni per i bambini, come campi da gioco e corse in treno. Il centro commerciale ospita 750mila persone ogni settimana, con una media di 3 milioni di visitatori al mese.

7 ore: Fare un tour tradizionale della città di Dubai – Si tratta di un tour imperdibile per rimanere affascinati dalla ricca storia e tradizione di Dubai. Questo tour ti farà perdere nei vicoli del Souk delle Spezie e nel Souk dell’oro, ti farà attraversare il Dubai Creek su un tradizionale abra (una specie di taxi acquatico) ed esplorare il Museo di Dubai per conoscere i tempi passati.

12 ore: Visitare il Dubai Parks & Resorts – È  il  più grande parco a tema integrato del Medio Oriente. Dubai Parks and Resorts comprende tre parchi: Bollywood Parks Dubai; Motiongate Dubai; e i primi Legoland Park e Legoland Water Park della regione.
Tutte le attrazioni sono collegate dal RiverlandDubai, destinazione di shopping & dining del cuore di Dubai Parks and Resorts, di libero accesso a tutti, nel quale gli ospiti possono soggiornare presso il Lapita Hotel, un family-hotel a tema polinesiano parte della collezione Marriott Autograph.

Più di 12 oreVisitare il deserto (opzione 1) – Se avete intenzione di trascorrere le vacanze a Dubai, vale la pena prendere in considerazione un safari nel deserto durante la notte. Il dune bashing, l’accampamento nel deserto e una cena araba possono essere esperienze piuttosto turistiche, ma sono divertenti e garantiranno una notte che non dimenticherete mai e un’alba nel deserto da ricordare.

Più di 12 oreUna cena diversa (opzione 2) –  Se la tua sosta a Dubai prevede di trascorrere una notte in città, potrebbe essere il momento giusto per cenare in uno dei numerosi ristoranti che la città offre. Con oltre 200 nazionalità che vivono a Dubai, infatti, puoi soddisfare quasi ogni desiderio culinario. Puoi scegliere di cenare in uno dei numerosi ristoranti famosi, o assaggiare il cibo da strada a Deira, fare colazione lungo il mare a Kite Beach o sederti su una terrazza sul tetto di Dubai Marina. Qualsiasi opzione tu scelga, puoi essere sicuro di due cose: quasi tutti i posti sono adatti alle famiglie e praticamente tutti sono perfetti per scattare foto da pubblicare su Instagram. Ma attenzione: la gente del posto mangia tardi. Se prenoti un tavolo prima delle 20:00, cenerai solo con altri turisti

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