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Zaino scolastico troppo pesante: ecco come fare

Mal di schiena, dorso curvo, dolore al collo: una cartella con carico eccessivo può esserne la causa. Fare sport e scegliere il trolley, ecco alcune regole regole per prevenire o combattere i sintomi e iniziare l’anno al meglio

ETTE, otto, dieci o più chili, questo il peso che può talvolta raggiungere uno zaino scolastico, un vero e proprio bagaglio da trasportare ogni giorno. E così spesso accade che viene superata la soglia massima raccomandata, pari al 10-15% del peso corporeo dello studente. Con la possibile conseguenza di una schiena curva e dolorante. Ecco quali sono i rischi e i rimedi contro una cartella troppo carica.

• I RISCHI
In un documento del 2009, il Ministero della Salute ha chiarito che il peso dello zaino non deve superare il 10-15% del peso corporeo dello studente. “Un ragazzo di 50 chili dovrebbe portare uno zaino di circa 5 chili, pari al 10% della sua massa”, spiega Guido La Rosa, direttore dell’Unità operativa di Ortopedia dell’Ospedale Bambino Gesù di Palidoro, “con una tolleranza fino a 7 chili al massimo, pari al 15% del suo peso”. Se questo valore viene superato, il rischio è quello di dolori alla schiena e di una postura errata. “Un classico è rappresentato dallo studente che cammina con il dorso curvo, in posizione cifotica, oppure con posizione curvata da un lato, con tendenza scoliotica”, spiega l’esperto, atteggiamenti che se non corretti possono in certi casi portare a un dolore della schiena cronico in età adulta.

“Tuttavia – prosegue La Rosa – rispondendo ad una delle domande più frequenti dei genitori, uno zaino pesante da solo non è in grado di causare danni strutturali e malattie della colonna vertebrale, come la scoliosi o la cifosi, deviazioni della colonna che hanno una solida base genetica”.

• COME INTERVENIRE
Per correggere la postura alterata ed eliminare i sintomi, un’adeguata e regolare attività fisica può essere efficace, spiega l’esperto, fino anche alla risoluzione completa.“E’ importante che il ragazzo o la ragazza svolga regolarmente movimento o uno sport, almeno due o tre volte alla settimana”, sottolinea La Rosa. “Fra quelli più consigliati per la schiena c’è il nuoto, magari seguendo un corso con i propri coetanei. Sono validi anche giochi di squadra come la pallavolo e la pallacanestro, che spesso risultano più attrattivi per i ragazzi, dato che favoriscono la socialità e il senso del gruppo. Ma anche la semplice ginnastica può essere di grande aiuto: l’importante è muoversi regolarmente, più volte a settimana e con una intensità media”.

• RIDURRE IL CARICO
Oltre all’attività fisica, è bene agire al cuore del problema, riducendo il peso dello zaino qualora eccessivo, un compito che non deve essere solo dei genitori ma di tutti gli attori che prendono in carico l’educazione dei ragazzi, inclusi insegnanti e case editrici. “Un esempio è rappresentato dall’adozione di testi digitali, come avviene già in alcune realtà europee, dove il tablet contiene tutto il materiale didattico, una soluzione ottimale anche per la schiena”, sottolinea l’esperto. Altrimenti stratagemmi pratici e più rudimentali sono quelli di dividere il carico con il compagno di banco oppure lasciare i libri in un armadietto.

Un’altra soluzione consiste nel cambiare tipo di zaino: il trolley può rappresentare un’alternativa valida, come conferma anche un recente studio: mettendo a confronto confrontando lo zaino tradizionale, il trolley e una situazione in cui si cammina senza alcun peso addosso, portare il trolley è una scelta che somiglia di più, a livello cinematico, alla camminata senza alcun peso. “Il trolley rappresenta una soluzione valida”, prosegue La Rosa, “tuttavia fra gli studenti c’è molta resistenza nell’uso di questo tipo di borsa, dato che risulta ‘non è di moda’ e, a detta di una fetta di giovani pazienti, chi la utilizza viene considerato come una ‘persona con problemi’ o come un elemento che si distingue dai compagni. Questo perché gli studenti sono in un’età in cui l’immagine e il senso di appartenenza al gruppo è molto radicato, talvolta anche a scapito di scelte più salutari e comode”. Invece, da parte degli adulti sensibilizzare i ragazzi verso queste soluzioni potrebbe essere una strada importante da percorrere.

• COME SI TIENE LO ZAINO
Anche nel tenere lo zaino sulle spalle ci sono delle regole da non dimenticare. “Il peso deve essere distribuito simmetricamente, dunque su entrambe le spalle, per mezzo dei due braccioli”, aggiunge l’ortopedico, “mentre spesso, sempre per questioni di conformismo, i ragazzi tendono ad appoggiarlo su una spalla sola, un’abitudine da evitare”. Altra regola, lo zaino deve aderire in maniera omogenea alla schiena, conferma anche un recente studio su Plos One, che indica la posizione più adatta: lo zaino non deve pendere molto in basso e al contrario non deve essere molto caricato sulle spalle e verso il collo.

Il barbecue fa male al cuore

Non conta cosa si cucina, ma cosa si respira. Chi sta davanti alla brave negli anni ha un rischio aumentato di malattie cardiovascolari: lo dimostra uno studio presentato al congresso Esc in corso a Monaco.

EGNA, carbone e carbonella sono irrinunciabili per chi vuole ill barbecue perfetto. Ma non passate troppo tempo davanti al fuoco, a prescindere dai cibi che mettete a cuocere. L’eccesso, nel tempo, può rivelarsi nocivo per il cuore al punto tale da aumentare del tre per cento ogni dieci anni il rischio di morire per questo motivo. Contromisure? Semplice. Invece di usare sempre e solo combustibili solidi, convertirsi a gas ed elettricità potrebbe consentire di “rovesciare” la situazione.

A lanciare questo appello sono gli esperti dell’Università di Oxford coordinati da Derrick Bennett che al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) in corso a Monaco di Baviera hanno riferito i risultati di uno studio curioso che ha valutato le abitudini di preparazione dei cibi di oltre 340.000 persone in dieci regioni della Cina.

Ai partecipanti è stato chiesto di specificare come e quando si trovavano esposti ai fumi di legna e simili per la preparazione dei cibi, indipendentemente dagli alimenti cucinati. Valutando i registri di mortalità e le schede ospedaliere delle persone decedute gli esperti hanno visto che in dieci anni di inalazione di brace i rischi di decesso per malattie cardiovascolare aumentavano del 3 per cento e chi ha utilizzato questa modalità di preparazione dei cibi  per trent’anni ha visto aumentare il rischio di morte prematura del 12 per cento rispetto a chi si era dedicato a questa “cottura” meno di dieci anni.

Doctor House: Stefano ha febbre e dolori intestinali. Cosa è successo?

La pediatra Elena Bozzola ha proposto su RSalute martedì scorso questo nuovo quesito. Ecco le vostre risposte.

STEFANO, 16 anni, da una settimana ha febbricola e diarrea e da qualche ora anche tracce di sangue nelle feci. A quel punto i genitori decidono di portarlo dal pediatra. Quando il ragazzo entra nell’ambulatorio il medico si accorge subito che qualcosa non va. E Stefano lo conferma: ha molto dolore al collo e anche alla gamba sinistra, soprattutto quando cammina. Il pediatra lo visita: l’addome è trattabile. Lievemente dolente alla palpazione profonda; il ginocchio sinistro è caldo, edematoso, dolente e con limitazione nei movimenti come il collo.
Il pediatra conosce Stefano fin da piccolo: nei primi anni di vita aveva sofferto di coliti emorragiche per cui all’età di otto anni aveva eseguito una colonscopia, risultata normale. Da allora non aveva avuto più problemi intestinali. Cosa era successo? «Cosa hai mangiato negli ultimi giorni e come ha trascorso le vacanze?», gli chiede il medico per capire qualcosa in più. «Dottore, ho mangiato sempre le solite cose. Nessun viaggio all’estero, una settimana al mare e una in montagna». In realtà, aggiunge la madre «avevamo prenotato due settimane in montagna, ma subito dopo il barbecue della notte di San Lorenzo, Stefano ha iniziato a sentirsi male, per cui abbiamo preferito tornare in città». Il pediatra vuole vederci chiaro e prescrive degli accertamenti. Gli esami mostrano normali valori dell’emocromo con un lieve incremento degli indici di infezione. L’ ecografia dell’addome è normale, con solo un quadro aspecifico di linfonodi reattivi. La radiografia del ginocchio è negativa, mentre l’ecografia articolare evidenzia una effusione profusa a livello del ginocchio sinistro in associazione a ipertrofia e iperecogenicità della sinovia.

Pediatra, segretaria naz. Sip

ECCO LE VOSTRE RISPOSTE

Stefano potrebbe essere affetto dal Morbo di Crohn – Oriana

Artrite associata a malattia infiammatoria intestinale – Roberto

Ipotizzo che il giovane Stefano sia affetto da una forma di artrite reattiva in seguito ad infezione da ceppi batterici patogeni intestinali come ad enterobacteri ( E.coli enteroemorragico ad esempio vista la presenza di sangue nelle feci) – Marco

Probabile ARTRITE REATTIVA ad infezione intestinale – Simone

Il piccolo Stefano può avere un sarcoma sinoviale del ginocchio – Salvatore

Infezione da Campylobacter – Margherita

I sintomi del giovane Stefano (entero-artrite) potrebbero essere indicativi di  SINDROME DI  REITER – Giovanni

Infezione intestinale da campylobacter con artrite ginocchio sin. Infezione verosimilmente contratta con ingestione di carne poco cotta – Sara

Potrebbe trattarsi di artrite reattiva in seguito ad infezione intestinale – Stefania

Ho pensato che Stefano potrebbe avere il West Nile virus trasmesso dalle zanzare e presente in Italia da qualche anno. I sintomi includono febbre con dolori di tipo influenzale, debolezza, linfonodi ingrossati, dolori articolari, nausea e diarrea, dolori al collo e alle articolazioni – Alison

La risposta potrebbe essere: “R.C.U. Rettocolite Ulcerosa” – Diomede

Infezione da Campylobacter – Pietro

Risonanze magnetiche più veloci, la nuova sfida di Facebook e Università di New York

L’intelligenza artificiale può garantire immagini migliori partendo anche da pochi dati. I tecnici di Menlo Park lavoreranno su oltre 10mila casi messi a disposizione dall’ateneo per addestrare l’algoritmo

FACEBOOK sta collaborando con l’Università di New york per migliorare la risonanza magnetica e renderla dieci volte più veloce. Oggi l’esame funziona facendo una serie di scansioni del corpo e trasformando i dati ottenuti in immagini: maggiore è il numero dei dati raccolti, più precisa è l’immagine, ma più lunghi sono i tempi dell’esame. Usando l’intelligenza artificiale, però, si possono ottenere immagini migliori pur partendo da meno dati.

Alcuni studi preliminari hanno dimostrato la fattibilità di questo approccio, che ora verrà testato su larga scala. “La chiave  – si legge in un post pubblicato sul blog della compagnia – è insegnare all’algoritmo a riconoscere le immagini in modo tale da fargli ‘riempire’ gli spazi tralasciati dalla scansione accelerata”.

Per raggiungere lo scopo i tecnici di Facebook lavoreranno su oltre diecimila casi messi a disposizione dall’università, analizzando circa tre milioni di risonanze. “Anche se il progetto inizialmente sarà focalizzato sulle risonanze – conclude il post – l’impatto a lungo termine si potrebbe applicare ad altre analisi. Ad esempio questo stesso metodo potrebbe rivoluzionare anche le Tac”.

Diminuire il numero di dati necessari per ottenere immagini di qualità significa ridurre i tempi dell’esame e lo stress per i pazienti, con la possibilità di aumentare gli esami eseguiti in un giorno.

Non mettiamo il futuro nelle mani degli ignoranti

Riceviamo questa lettera dal professor Enrico Ferrazzi, ordinario e primario di Ostetricia e Ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano, nonché Presidente della Fondazione Cure Onlus e responsabile Salute del Think-tank Ama Nutri Cresci. E volentieri la pubblichiam

Caro paziente,

ti scrivo da medico, da scienziato e da padre per porti qualche domanda e riflettere insieme, cogliendo lo spirito che condivido del portale Ama Nutri Cresci, ossia meglio porre domande al lettore piuttosto che imporgli risposte. La mia è una lettera accorata, ma non di pancia. Con i miei collaboratori, da tempo parliamo di come e cosa fare per difendere scienza e conoscenza. Mi sono deciso a scendere in campo dopo le minacce (ennesime) di morte al professore (pro vax – che senso ha poi tale “etichetta”?) Roberto Burioni, dopo settimane di reazioni scomposte alla condivisione sulla nostra pagina Facebook di appelli alla vaccinazione per ridurre in questo modo i rischi dei bambini immunodepressi.

Dove vogliamo arrivare? Che futuro vogliamo per i nostri figli? Siamo sicuri che in futuro non ci vergogneremo?

Il sapere medico-scientifico e la malattia si scontrano con le emozioni e le paure umane più profonde. Sapere e parlare di malattia significa sapere e parlare di vita, ma anche di morte e vincere la morte è un impulso primordiale. Proprio per la dimensione del tema trattato, da sempre tutti vogliono sapere e parlare di medicina e salute. Da sempre, quindi, si rincorrono miti e dicerie. Lévi-Strauss è stato, forse, il più famoso antropologo nella storia umana. Nei suoi studi citava come in alcune tribù del centro Africa per ottenere vita e salute si credeva si dovesse mangiare il fegato del nemico ucciso o sacrificare il figlio primogenito del capo. Ma dicerie simili non erano frequenti solo in Africa. Si pensi all’Europa e all’uccisione degli “untori” della peste nera o alla caccia alle streghe del 1600, che nella sola diocesi di Como costò il rogo a oltre 100 “streghe” in circa ottant’anni. L’untore è perciò un modo attraverso cui chi non sa cerca di spiegarsi e razionalizzare ciò che non si capisce e non si accetta: il male, la malattia e la morte.

Dobbiamo constatare come in Italia e nei Paesi sviluppati siano scomparse alcune malattie virali a trasmissione diretta (vaiolo, poliomielite etc.): nessuno vede più per strada volti butterati dal vaiolo di giovani ragazze, quindicenni destinati a zoppicare tutta la vita e a non muovere gli arti superiori per la poliomielite, o bimbi colpiti da encefalite da morbillo. Le polmoniti da virus influenzale H1N1 le vediamo noi medici nelle gestanti ricoverate in rianimazione che riusciamo a non far morire; all’inizio del secolo scorso sarebbero sicuramente morte, come morirono venti milioni di persone nel 1914 per la cosiddetta “influenza spagnola”.

Chi è allora oggi l’untore dal momento che, per fortuna, molte malattie sono scomparse grazie alle innovazioni mediche e scientifiche? L’untore oggi più che mai è l’ignoranza. Un’ignoranza di cui più nessuno si vergogna. Ecco che allora gli untori diventano le forze oscure che tramano per produrre vaccini da far pagare ai cittadini.

Nelle nostre scuole si studia Virgilio, qualcosa di scienza, ma non si sa o non si riesce a ricordare – finita la scuola – cosa sia un virus; non si ricordano i morti della “spagnola”; non si sa perchè i virus del pollame e delle grandi fattorie di maiali (dove vivono 100, 200 mila polli immunodepressi – causa antibiotici – o 60-80 mila maiali) possano essere contaminati da virus nativi di uccelli migratori e, in questo modo, colpire gli essere umani. Nessuno ricorda come nel 1986 un’intera caserma di marines negli USA vide la morte di 486 soldati (il 94% delle reclute); in quell’occasione la caserma fu circondata da un anello di sicurezza per far morire i virus con gli uomini infettati. Oggi non si possono “fisicamente” bruciare i dottori, né lapidare i ricercatori, ma stiamo assistendo a una gogna mediatica simile alla caccia alle streghe, frutto di ignoranza e strumentalizzazione. L’ignoranza della caccia alle streghe di Salem, l’ignoranza che portò a bruciare con le streghe del Comasco i loro rimedi naturali, l’ignoranza della caccia all’untore durante la peste del 1600 si riproducono, oggi, attraverso l’assoluta ignoranza di cosa sono i vaccini, il sistema mondiale di controllo delle epidemie virali.

L’ignoranza porta a una rete di notizie prive di ogni fondamento e cariche di odio, quell’odio alimentato da chi cerca facili “likes”. E proprio sull’odio, una politica incapace di dare risposte costruisce un facile e folle consenso, che quasi arriva a dire alle persone “puoi costruire un ponte, anche se non sei un ingegnere ma per il semplice merito di esserci passato sopra”; “puoi guidare un aereo, perché ci hai viaggiato” o “puoi prescrivere un farmaco perché hai letto qualcosa su Facebook”.

Un conto è la trasparenza, la possibilità di controllo (su ciò lo Stato deve sempre vigilare senza eccessi di delega), la class action nel momento in cui le istituzioni perseguono interessi contrari al loro ruolo, altro è la oclocrazia in cui tutti pensano di sapere tutto. Come dice chiaramente Piero Angela “la scienza non è democratica”. La salute e la malattia di milioni di bambini e di noi tutti non possono essere oggetto di chiacchiere da bar come quelle che riceviamo sul nostro sito e leggiamo su molti altri. L’abuso della medicina è un grave danno per la salute pubblica. L’Italia, purtroppo, si distingue per essere il principale paese che abusa di antibiotici, non solo nella clinica umana, ma anche nell’allevamento. Questo non ha nulla a che vedere con i vaccini che rimangono, da oltre un secolo dalla loro introduzione, uno dei più grandi sogni realizzati dalla scienza medica. Perché quindi siamo così attenti a ridurre il numero di vaccini e poi ci imbottiamo di antibiotici, anche contro le indicazioni del medico?

La cura per l’umanità è tanto semplice quanto complessa da realizzare. Un mondo più istruito – in cui l’istruzione è severa e autorevole – è un mondo in grado di generare un futuro di sviluppo e non banalmente un mondo capace di andare avanti. Come hanno scritto Nicla Vassallo e Sabino Frassà qualche tempo fa, su un articolo presente sul sito Ama Nutri Cresci, “l’orgoglio di essere ignoranti è il canto del cigno dell’occidente, inteso come cultura fondata sulla democrazia partecipativa […] perché rinunciare alla conoscenza significa sminuire l’idea stessa di essere umano”.
Allora perché noi tutti non studiamo un po’ di più?

Enrico Maria Ferrazzi,
Professore di Ostetricia e Ginecologia Università degli Studi di Milano,
Primario di Ostetricia e Ginecologia Clinica Mangiagalli di Milano,
Presidente Fondazione Cure Onlus

Disturbi dell’alimentazione: al pronto soccorso c’è il codice lilla

Il ministero della Salute ha elaborato raccomandazioni specifiche per aiutare gli operatori sanitari ad accogliere i pazienti in pronto soccorso. E anche consigli per i familiari: perché è fondamentale individuare i disturbi alimentari nella fase iniziale

IN ITALIA, sono circa 3 milioni e mezzo le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca). Anoressia, bulimia e binge eating – disturbo da alimentazione incontrollata – i più conosciuti. Si tratta di una vera e propria epidemia sociale che sta registrando un abbassamento sempre maggiore dell’età media dei pazienti. Non solo adolescenti e giovani adulti, ma anche bambini. Spesso le conseguenze sono tanto gravi da mettere a rischio la vita del paziente; è, infatti, fondamentale accorgersi in tempo di tutti quei campanelli d’allarme per intervenire tempestivamente ed evitare gravi problemi sanitari.

Doctor house: le vostre soluzioni al caso di Alvaro

QUESTA volta torna a proporci un nuovo caso il dottor Pier Luigi Bartoletti. Si tratta delle macchie rosse del signor Alvaro. Cosa saranno?
Mandateci le vostre risposte oggi e domani a rsalute@repubblica.it Tutte saranno pubblicate online ma solo la prima risposta esatta verrà pubblicata martedì prossimo, su RSalute. Molti lettori hanno risposto al quesito del caso precedente: “Doctor House, il caso del piccolo Giorgio”. La risposta oggi in edicola su RSalute.

IL CASO 
di Pier Luigi Bartoletti, medico di medicina generale, vice segretario nazionale Fimmg

Alvaro è un 69enne dinamico, con un po’ di pancia, ma attivo: la moglie, Liliana, è attenta all’alimentazione, lo controlla e gli fa fare analisi annuali di sangue, urine e sangue occulto delle feci. Alvaro è iperteso, ha l’acido urico nel sangue alto, per il resto, a parte una fastidiosa nicturia per la prostata un po’ ingrossata, nulla di che. Dopo la pensione ha avuto dei problemi che gli hanno provocato l’acne rosacea e una pitiriasi rosea di Gilbert, ma è tutto passato. Alvaro ha spesso degli episodi di candidosi e cinque anni fa dalle analisi era risultato un valore alterato nell’immunoelettroforesi proteica (una ipergammaglobulinemia policlonale) ma non c’era nulla di anomalo, solo da tenere in osservazione. Il primo maggio decide di andare al mare e Liliana nota sulla fascia lombare delle grosse chiazze rosse. “Alvaro, guarda che ti è ritornata la micosi, e pure bella forte, ma ti dà fastidio?”. “Neanche me ne sono accorto, ho solo un po’ di prurito”, le risponde lui. Il 2 maggio però va dal medico di famiglia, che guarda le chiazze: sono diseguali, circa 10 dietro la fascia lombare, un po’ rilevate, non pruriginose, molto rosse. “E adesso che cosa mi sono preso? Eppure non ho problemi, mi sono pure iscritto a nuoto e ho iniziato la dieta. Non sento prurito come quando mi viene la candida, cosa ne pensa dottore?”.

Il medico gli prescrive le analisi e al controllo successivo non nota alterazioni, solo l’acido urico un po’ alto. Ma le chiazze sono sempre lì. “Le analisi sono in ordine – dice il medico – non vorrei fosse un’allergia, ti prescrivo una consulenza dermatologica”. Il dermatologo gli dà una crema base e un antimicotico locale, però dice ad Alvaro che è meglio fare una biopsia. E dopo 20 giorni arrivano i risultati…

Celiachia, in Europa l’80% dei casi non è ancora diagnosticato

LA CELIACHIA è la malattia cronica legata all’alimentazione più diffusa tra i bambini in Italia e in Europa. Tuttavia gli esperti ritengono che in Europa oltre l’80% dei casi non sia ancora stato diagnosticato. Con una prevalenza in continua crescita, questa condizione non diagnosticata espone larga parte della popolazione al rischio di sviluppare problemi di salute e complicanze. In Italia i pazienti diagnosticati sono soltanto 200.000 – di cui solo 21.277 sono i bambini diagnosticati fino ai 10 anni -, quando si attendono almeno 600.000 celiaci. Lo rileva l’Aic, l’Associazione italiana celiachia, in occasione della Giornata Mondiale della Celiachia, il 16 maggio.

La malattia ha come terapia una rigorosa dieta senza glutine ed è sempre più nota. Nonostante questo il tempo medio di attesa della diagnosi può raggiungere gli otto anni a livello europeo, mentre in Italia sono 6 gli anni di accesso all’Servizio sanitario nazionale prima di sapere per certo di essere celiaci. La patologia può presentarsi a qualsiasi età, compreso lo svezzamento, quando viene introdotto il glutine, nell’infanzia e nell’adolescenza.

“In particolare nei bambini – commenta Caterina Pilo, Direttore Generale Aic – è essenziale la diagnosi precoce, per tutelare il processo di crescita e lo sviluppo, gestendo nel migliore dei modi i sintomi. Se la celiachia non viene diagnosticata, i piccoli possono incorrere in severe complicanze, tra cui perdita di peso, problemi nella crescita, ritardo della pubertà, stanchezza cronica e osteoporosi”.

Per rispondere al problema delle diagnosi nascoste, gli esperti e le associazioni pazienti di tutta Europa sono impegnati a sensibilizzare per la diffusione di linee guida per migliorare la performance di diagnosi nei bambini. In Italia l’Associazione pazienti ha contribuito alla diffusione del “Protocollo per la diagnosi e il follow up della celiachia”, che prevede, tra l’altro, particolari linee guida per la diagnosi nei bambini e negli

adolescenti. A livello europeo è stato diffuso anche un manifesto per migliorare la diagnosi nei bambini.

Tiroide, quoziente di intelligenza più basso se c’è carenza di iodio

La Settimana mondiale si celebra dal 21 al 27 maggio. Gli esperti spiegano come mantenere efficiente questo organo che è la ‘centralina energetica’ di tutto l’organismo

FINO al 50% dei neonati è esposto ad una lieve carenza di iodio che può compromettere il loro sviluppo cerebrale e di conseguenza abbassare il quoziente di intelligenza. Per questo di recente  gli scienziati del progetto EUthyroid, promosso dall’Unione europea e sostenuto da molte organizzazioni, hanno firmato la dichiarazione di Cracovia presentata all’Università Jagiellonian nella quale chiedono ai decisori politici di sostenere le misure necessarie per eliminare questa carenza. L’attenzione sul giusto apporto di iodio torna alta in prossimità della Settimana mondiale della tiroideche si celebra dal 21 al 27 maggio con numerose iniziative anche nel nostro paese. Sono oltre 6 milioni gli italiani con un problema a questa ghiandola che, quando non funziona correttamente, si riflette sul funzionamento di tutto il corpo

• IODIO E QUOZIENTE DI INTELLIGENZA
Secondo gli esperti, in molti Paesi europei con programmi che prevedono la fortificazione del sale da cucina con iodio, fino al 50% dei neonati sono comunque esposti ad una lieve carenza iodica e pertanto il loro potenziale cognitivo è a rischio. Gli esperti sono preoccupati anche per le conseguenze in età pediatrica e negli adolescenti.  “Anche una carenza iodica di grado moderato – precisa Ivana Rabbone, Vicepresidente SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica – può portare al mancato raggiungimento del potenziale intellettivo del bambino con una riduzione di 10-15 punti di quoziente intellettivo; per questo è in atto un progetto formativo sul tema della iodoprofilassi indirizzato agli insegnanti ella Scuola Primaria e Secondaria”. Ecco perché nella Dichiarazione di Cracovia, firmata a fine aprile, gli scienziati chiedono alle autorità e ai decisori politici di armonizzare l’obbligatorietà del sale arricchito di iodio per assicurare un libero scambio di cibi fortificati e anche mangimi per gli animali in tutta Europa. Per firmare la Dichiarazione: www.iodinedeclaration.eu 

Fai la tua domanda all’esperto

• PERCHE’ E’ IMPORTANTE
Insomma, lo iodio è fondamentale per mantenere in buone condizioni la tiroide. “In tutte le fasi della vita la causa più frequente di patologia tiroidea – spiega Antonella Olivieri, responsabile dell’ Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia-OSNAMI – è la carenza nutrizionale di iodio. Poiché questo sale minerale non è prodotto dal nostro organismo ma lo assumiamo attraverso l’alimentazione, è facile comprendere che la prevenzione di molte patologie tiroidee può essere realizzata con successo se viene garantito alla popolazione un adeguato apporto nutrizionale di iodio”.

• LA SITUAZIONE IN ITALIA
Com’è la situazione nel nostro paese? In base ai dati dell’ultimo rapporto dell’OSNAMI dell’Istituto Superiore di Sanità i bambini di Liguria, Toscana, Marche, Lazio e di alcune aree della Sicilia hanno raggiunto la condizione di iodosufficienza, grazie all’utilizzo diffuso del sale iodato. Anche la frequenza di gozzo in età scolare si è notevolmente ridotta nel nostro Paese e oggi questa patologia può dirsi sconfitta in Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia.  Inoltre, il TSH neonatale, ossia il marcatore che viene utilizzato nello screening neonatale dell’ipotiroidismo congenito e che indica lo stato nutrizionale iodico della popolazione dei neonati e, indirettamente, delle loro madri, mostra un trend in netta discesa: 6.4% nel 2004, 5.9% nel 2015, 5.3% nel 2017.

 QUANTO IODIO SERVE OGNI GIORNO
Come capire quanto iodio dobbiamo assumere ogni giorno? “Il fabbisogno quotidiano stimato di iodio – spiega Massimo Tonacchera, Segretario AIT, Associazione Italiana della Tiroide – è di 150 microgrammi per gli adulti, 90 per i bambini fino a 6 anni, 120 per i bambini in età scolare e 250 per le donne in gravidanza e durante l’allattamento. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda, quindi, l’utilizzo di sale iodato e, se necessario, una quantità supplementare di iodio tramite l’assunzione di integratori, in special modo durante la gravidanza e l’allattamento”. Oltre che assumendo sale iodato, questa sostanza si può consumare anche scegliendo alcuni alimenti arricchiti: “Con una sperimentazione – prosegue Tonacchera – si è visto che mangiando patate e carote iodate il nostro tenore di iodio è aumentato del 20%”.

• LA TIROIDE COME ‘CENTRALINA’ ENERGETICA
La tiroide è una ghiandola molto piccola che produce però un ormone importantissimo per tutto il corpo, la tiroxina. “Possiamo dire – spiega Paolo Vitti, Presidente SIE, Società Italiana di Endocrinologia, coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide -che è la ‘centralina’ che regola l’energia di tutto il nostro organismo svolgendo una serie di funzioni vitali come la regolazione del metabolismo, la produzione di calore, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro”.

• LE MALATTIE PIU’ DIFFUSE 
La malattia della tiroide più frequente è la tiroidite di Hashimoto,infiammazione cronica autoimmune, che può presentarsi a tutte le età. Molto subdola è la forma post-partum che, condizionando l’umore e il benessere della neo-mamma, viene frequentemente scambiata per depressione e non trattata. “Esiste anche una malattia della tiroide da eccesso di funzione, l’ipertiroidismo, che sprigiona il massimo dell’energia dal nostro organismo spingendo sull’acceleratore della funzione di tutti gli organi con un bilancio spesso negativo a discapito del peso e perdita di massa muscolare” prosegue Vincenzo Toscano, Presidente AME, Associazione Medici Endocrinologi.

• I SINTOMI CHE QUALCOSA NON VA 
Come capire che c’è un problema alla tiroide? “Il campanello d’allarme della ridotta funzione della tiroide – afferma Toscano – è proprio il facile affaticamento, il tono depresso dell’umore, l’anemia e la caduta dei capelli. Tuttavia, questi sintomi sono comuni a molte altre patologie ed è quindi importante creare cultura e sensibilità su questa ghiandola per poter fare diagnosi precoci”.

• I FALSI MITI SULLA TIROIDE 
Quando la tiroide funziona male si ingrassa? E andare al mare fa bene o male per lo iodio che si respira? La tiroide si può curare con le alghe? Sono alcune delle domande più frequenti che la gente comune si pone riguardo a questo organo. “Se si è profondamente ipotiroidei – evidenzia Tonacchera – si sta molto male da tanto tempo e non si assume la terapia, si può avere un aumento del peso corporeo, ma a quel punto si ha anche un cuore che batte male, i capelli vanno via, la pelle secca. Si hanno tutta una serie di sintomi molto più complessi. Ma se una persona con un problema tiroideo in terapia ingrassa non è colpa della tiroide: ingrassa perché mangia di più o si muove poco”. Anche quella del metabolismo lento è un’altra credenza da sfatare: “Il metabolismo – aggiunge Tonacchera – è geneticamente determinato. Ognuno di noi ha un suo metabolismo, ci sono delle persone che aumentano o diminuiscono di peso più facilmente rispetto ad altre, ma quello che conta sempre è l’alimentazione, l’introito calorico, e il dispendio calorico, cioè l’attività fisica”.
Chiedi all’endocrinologo

• ‘TIROIDE E’ ENERGIA’: LA SETTIMANA PER LA PREVENZIONE 
Quest’anno il tema della Settimana Mondiale della Tiroide, organizzata con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, è “TIROIDE È ENERGIA” e ha l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sui problemi connessi alle malattie della tiroide e alla loro prevenzione. In Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi sulle patologie tiroidee; per informazioni è possibile consultare il sito www.settimanamondialedellatiroide.ite la pagina Facebook dedicata “Settimana Mondiale della Tiroide”.

 FONTE REPUBBLICA

Lingerie e costumi da bagno per donne stomizzate

CONVIVERE con una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (Mici), come morbo di Crohn, colite ulcerosa o le cosiddette coliti indeterminate, vuol dire spesso avere a che fare con una stomia. Ossia con una sacca esterna applicata sulla parete addominale e in diretta comunicazione con l’intestino, destinata alla raccolta degli effluvi che chi è stato trattato chirurgicamente per colpa di una Mici a volte non può trattenere. Una condizione di vita particolare, di cui si torna oggi a parlare in occasione della giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino, organizzata in Italia dall’Associazione Nazionale Amici Onlus, e che, come fanno sapere dalla Federazione delle Associazioni Incontinenti e Stomizzati, “oggi può essere affrontata e gestita in modo soddisfacente, senza pregiudicare la vita di relazione del portatore né farne un handicappato ma bensì, dopo la fase acuta della malattia, permettergli il ritorno alla vita”.

• LINGERIE E COSTUMI DA BAGNO
Ed è proprio al miglioramento della qualità della vita degli stomizzati (circa 70mila persone solo in Italia) che sono rivolte iniziative come quella di Samia Kouider, che soffre di morbo di Crohn e che ha creato ostomyPride, la prima linea di biancheria intima e green, interamente made in Italy per persone stomizzate: “Non esistevano soluzioni del genere in Italia”, ha spiegato. “Con la stomia, per me è iniziata una nuova vita, in cui ho dovuto imparare a convivere con una sacca attaccata al mio corpo. Per questo, ho disegnato una linea di biancheria intima e costumi da bagno antiallergenici e antibatterici, che abbina comfort, funzionalità ed estetica facendo sentire chi li indossa più in armonia con se stesso e con gli altri”.

• LE MICI
Come suggerisce il nome, le Mici sono tutte le malattie caratterizzate da un’infiammazione della mucosa intestinale. Tale reazione infiammatoria, acuta o cronica, provoca un progressivo danno mucosale che, a sua volta, induce una serie di ulcere e sintomi invalidanti, tra cui diarrea, dolore addominale, febbricola, sanguinamento intestinale, dimagrimento e stanchezza. Un gruppo di patologie che, nel complesso, colpiscono circa una persona su 1000 (con un’incidenza di 7-10 nuovi casi su 100mila persone), per un totale di circa 5 milioni di pazienti in tutto il mondo di cui 2 milioni e mezzo in Europa e 200mila in Italia. Si tratta di malattie dallo spettro clinico estremamente variabile, i cui sintomi possono talvolta essere molto subdoli e rendere difficile una diagnosi tempestiva. La malattia di Crohn, in particolare, interessa di solito l’ultima parte dell’intestino tenue ed è caratterizzata da ulcere spesso alternate a tratti di intestino sano, che se non curate possono creare restringimenti intestinali o lesioni agli organi circostanti; la colite ulcerosa, invece, colpisce primariamente la mucosa del retto e può estendersi a parte o tutto il colon in modo continuo. Anche in questo caso, si tratta di una malattia caratterizzata da un’infiammazione cronica che causa lesioni ulcerose e il suo andamento è caratterizzato dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica

• LE INIZIATIVE
Sono tante le iniziative previste per celebrare la giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Da segnalare anzitutto la scenografica illuminazione in viola (il colore ufficiale della campagna) di diversi monumenti italiani, a Verona, Reggio Emilia, Firenze e molte altre città. Ma anche l’incontro Amici 2.0 Evolution, in programma a Roma, un evento che vedrà medici e pazienti sedersi a una tavola rotonda per condividere informazioni e criticità (l’hashtag per seguire via social l’appuntamento è #VorreiCheIlMioMedicoSapesseChe) e diverse altre sessioni parallele, che copriranno, tra le altre cose, il tema dell’alimentazione per persone con malattie croniche intestinali e la gestione familiare di pazienti pediatrici. Per chi volesse approfondire ulteriormente il tema, segnaliamo inoltre Tina non ci sta, un romanzo di Malvina Massaro edito a febbraio 2018 e “dedicato a chi convive con la malattia di Crohn, a chi la cura, a chi sta vivendo la sua pausa forzata in ospedale, a chi sta per uscirne con qualche novità”.