Il barbecue fa male al cuore

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Non conta cosa si cucina, ma cosa si respira. Chi sta davanti alla brave negli anni ha un rischio aumentato di malattie cardiovascolari: lo dimostra uno studio presentato al congresso Esc in corso a Monaco.

EGNA, carbone e carbonella sono irrinunciabili per chi vuole ill barbecue perfetto. Ma non passate troppo tempo davanti al fuoco, a prescindere dai cibi che mettete a cuocere. L’eccesso, nel tempo, può rivelarsi nocivo per il cuore al punto tale da aumentare del tre per cento ogni dieci anni il rischio di morire per questo motivo. Contromisure? Semplice. Invece di usare sempre e solo combustibili solidi, convertirsi a gas ed elettricità potrebbe consentire di “rovesciare” la situazione.

A lanciare questo appello sono gli esperti dell’Università di Oxford coordinati da Derrick Bennett che al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) in corso a Monaco di Baviera hanno riferito i risultati di uno studio curioso che ha valutato le abitudini di preparazione dei cibi di oltre 340.000 persone in dieci regioni della Cina.

Ai partecipanti è stato chiesto di specificare come e quando si trovavano esposti ai fumi di legna e simili per la preparazione dei cibi, indipendentemente dagli alimenti cucinati. Valutando i registri di mortalità e le schede ospedaliere delle persone decedute gli esperti hanno visto che in dieci anni di inalazione di brace i rischi di decesso per malattie cardiovascolare aumentavano del 3 per cento e chi ha utilizzato questa modalità di preparazione dei cibi  per trent’anni ha visto aumentare il rischio di morte prematura del 12 per cento rispetto a chi si era dedicato a questa “cottura” meno di dieci anni.

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