Salute

Italiani fra i più longevi, ma conta la prevenzione. Al Sud si muore di più di tumore

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I dati del rapporto dell’Osservatorio nazionale della salute nelle regioni italiane. Dove si investe in screening preventivi le cose funzionano. Viviamo a lungo ma invecchiamo male. L’11% degli ultra-sessantacinquenni non è in grado di svolgere le attività quotidiane

ITALIANI PIU’ longevi, ma soprattutto al Nord. Capire dove si vive non è un’informazione secondaria, perché nelle regioni meridionali si continua a stare peggio, mentre dove la prevenzione funziona si vive di più. Non è una novità ma i numeri dell’ultimo rapporto Osservasalute 2017 continuano a colpire. L’aspettativa di vita nella provincia di Trento è di 81,6 anni per gli uomini e 86,3 anni, per le donne, un dato che crolla in Campania, dove la speranza di vita alla nascita è la più bassa del paese (78,9 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne). In Italia si muore meno per tumori e malattie croniche ma solo dove la prevenzione funziona,  principalmente nelle regioni settentrionali. Al Sud, invece, la situazione è opposta: il tasso di mortalità per queste malattie è infatti maggiore di una percentuale che va dal 5 al 28% e la Campania è la regione con i dati peggiori. <<e’ una=”” tendenza=”” che=”” peggiora=”” nel=”” tempo=”” –=”” spiega<strong=””> Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane presidente dell’Istituto superiore di sanità -. La soluzione sarebbe riorganizzare il Servizio sanitario nazionale nelle aree del paese che sono rimaste indietro con una competenza manageriale che selezioni le migliori competenze>>.

INTERATTIVO – La salute degli italiani regione per regione

• INVECCHIAMO MALE
Siamo longevi ma invecchiamo male, sono tanti gli italiani non autosufficienti tra gli anziani: l’11% degli ultra-sessantacinquenni non è in grado di svolgere le attività quotidiane in modo autonomo. “Anche se rispetto a due anni fa è aumentata l’aspettativa di vita, i nostri anziani non godono di buona salute e non si investe abbastanza nella prevenzione – aggiunge Ricciardi – . Basta pensare che una donna anziana in Svezia vive in cattive condizioni negli ultimi 5 anni di vita e un’italiana negli ultimi 16”.

Un problema che mette a rischio i conti della sanità visto che oltre un italiano su 5 ha più di 65 anni e nel tempo il  dato è destinato a aumentare. Tra 10 anni le persone anziane non autonome saranno 6,3 milioni di persone. Nel 2028, tra gli over-65 le persone non in grado di svolgere le attività quotidiane per la cura personale, dal lavarsi al mangiare, saranno circa 1,6 milioni (100 mila in più rispetto a oggi), mentre quelle con problemi di autonomia (preparare i pasti, gestire le medicine e le attività domestiche) arriveranno a 4,7 milioni (+700 mila). “Viviamo di più e male e molto di più potrebbe essere fatto per invecchiare bene – spiega Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio -. Artrosi e osteoporosi potrebbero essere prevenute con più attività fisica, cosa che i nostri anziani non hanno fatto. Ma le cose stanno migliorando lentamente. Nel 2016 il 34,8% della popolazione ha dichiarato di fare esercizio fisico”.

•SPORT, FUMO e ALCOL
Oggi fra gli anziani l’artrosi è uno dei valori più alti d’Europa (46,6%), subito sotto Portogallo e Ungheria. E fare esercizio fisico da giovani può fare la differenza per arrivare in buone condizioni fisiche quando si invecchia, ma anche il fumo e il consumo di alcol fanno la loro parte. I dati sugli ex-fumatori sono stabili (nel 2016, presenta un valore di 22,6% vs 22,8% del 2015) anche se cala il fumo tra gli uomini. La stabilità sia della prevalenza dei consumatori di sigarette che di quella degli ex-fumatori sembra indicare che, in Italia, le politiche sanitarie messe in campo per la lotta al fumo stanno dando i loro frutti da qualche anno, ma non riescono a determinare ulteriori diminuzioni. Mentre si riduce ancora, anche se di poco, la percentuale dei non consumatori di alcolici (astemi e astinenti negli ultimi 12 mesi), che sono pari al 34,4% (nel 2014 era il 35,6%, nel 2015 34,8%) degli individui di età superiore a 11 anni.

• MALATTIE CRONICHE
Dove la prevenzione funziona, le cose migliorano: diminuisce la mortalità per tumore e negli ultimi 12 anni sono calati del 20% i morti per malattie cronichecome il diabete e l’ipertensione. Al Sud, invece, la situazione è opposta e la Campania è la regione con i dati peggiori. Proprio nelle regioni meridionali una persona su cinque dichiara di non aver soldi per pagarsi le cure, quattro volte la percentuale di quelle settentrionali. La Campania, e in particolare la Calabria, sono le regioni che nel quadro complessivo mostrano il profilo peggiore. Per questo motivo, sottolinea Solipaca, “per il Meridione appare urgente un forte intervento in grado di evitare discriminazioni sul piano dell’accesso alle cure e dell’efficienza del sistema”.

• LA PREVENZIONE
L’efficacia delle cure e della prevenzione dei tumori è andata sicuramente migliorando. In particolare per la prevenzione, sono buoni i risultati  collegati alla diminuzione dei fumatori tra gli uomini e all’aumento della copertura degli screening preventivi (per esempio il pap test periodico e la mammografia) tra le donne. Lo dimostra la diminuzione dei nuovi casi di tumori al polmone tra i maschi (diminuiti del 2,7% l’anno dal 2005 al 2015) e della cervice uterina tra le donne (-4,1% annuo). È aumentata di 5,7 punti percentuali anche la sopravvivenza a 5 anni per il tumore al polmone e 2,4 punti per il carcinoma del collo dell’utero.

• I TUMORI
Al contrario, risultati negativi si riscontrano per il tumore polmonare tra le donne, tra le quali i nuovi casi sono in sensibile aumento (+1,6% tra il 2005 e il 2015); questo perché storicamente in Italia hanno iniziato a fumare più tardi che in altri Paesi europei e quindi ancora si scontano le conseguenze dell’insalubre comportamento. Anche per questo tipo di tumore l’efficacia delle cure ha garantito un aumento della sopravvivenza a 5 anni di 5,6 punti percentuali (da 18,2% al 23,8%).

• EMERGENZA OBESITA’
Fra le emergenze c’è quello dell’obesità, soprattutto per quanto riguarda i bambini: il 34,2% di quelli fra 6 e 10 anni ha problemi di sovrappeso. “Questo problema rappresenta una novità rispetto al passato – spiega Solipaca -. I ragazzini fanno una vita sedentaria, passano molto tempo davanti al tablet o al pc. Sarebbero necessarie campagne per una maggiore prevenzione. Fra gli obiettivi c’è quella di togliere i distributori di merendine nelle scuole. Abbiamo verificato che dove si interviene con campagne di prevenzione, le cose migliorano”.  Negli ultimi 10 anni è aumentata la percentuale delle persone con chili di troppo (dal 33,9% al 36,2%) e quella degli obesi (erano l’8,5% oggi sono il 10,4%).

• CRESCE IL CONSUMO DI ANTIDEPRESSIVI
Continua a crescere il consumo di antidepressivi tra gli italiani. Dopo l’aumento costante registrato nel decennio 2001-2011, rileva l’indagine, “il volume prescrittivo sembrava aver raggiunto nel 2012 una fase di stabilità, mentre, in realtà, nel quadriennio successivo si è registrato un nuovo incremento (39,10 dosi nel 2013; 39,30 nel 2014; 39,60 nel 2015; 39,87 nel 2016). Secondo i ricercatori l’aumento può essere collegato “a diversi fattori tra i quali, ad esempio, l’arricchimento della classe farmacologica di nuovi principi attivi utilizzati anche per il controllo di disturbi psichiatrici non strettamente depressivi (come i disturbi di ansia), la riduzione della stigmatizzazione delle problematiche depressive e l’aumento dell’attenzione del medico di medicina generale nei confronti della patologia”. Questa volta sono le regioni meriodionali a essere più virtuose. I consumi di farmaci antidepressivi più elevati per l’ultimo anno di riferimento (2016) si sono registrati in Toscana (60,96), PA di Bolzano (53,63), Liguria (53,09) e Umbria (52,06), mentre le regioni del Sud e le Isole presentano i valori più bassi (in particolare, Campania 30,59; Puglia 31,33; Basilicata 31,42; Sicilia 31,58; Molise 31,95).</e’>

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