Non mettiamo il futuro nelle mani degli ignoranti

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Riceviamo questa lettera dal professor Enrico Ferrazzi, ordinario e primario di Ostetricia e Ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano, nonché Presidente della Fondazione Cure Onlus e responsabile Salute del Think-tank Ama Nutri Cresci. E volentieri la pubblichiam

Caro paziente,

ti scrivo da medico, da scienziato e da padre per porti qualche domanda e riflettere insieme, cogliendo lo spirito che condivido del portale Ama Nutri Cresci, ossia meglio porre domande al lettore piuttosto che imporgli risposte. La mia è una lettera accorata, ma non di pancia. Con i miei collaboratori, da tempo parliamo di come e cosa fare per difendere scienza e conoscenza. Mi sono deciso a scendere in campo dopo le minacce (ennesime) di morte al professore (pro vax – che senso ha poi tale “etichetta”?) Roberto Burioni, dopo settimane di reazioni scomposte alla condivisione sulla nostra pagina Facebook di appelli alla vaccinazione per ridurre in questo modo i rischi dei bambini immunodepressi.

Dove vogliamo arrivare? Che futuro vogliamo per i nostri figli? Siamo sicuri che in futuro non ci vergogneremo?

Il sapere medico-scientifico e la malattia si scontrano con le emozioni e le paure umane più profonde. Sapere e parlare di malattia significa sapere e parlare di vita, ma anche di morte e vincere la morte è un impulso primordiale. Proprio per la dimensione del tema trattato, da sempre tutti vogliono sapere e parlare di medicina e salute. Da sempre, quindi, si rincorrono miti e dicerie. Lévi-Strauss è stato, forse, il più famoso antropologo nella storia umana. Nei suoi studi citava come in alcune tribù del centro Africa per ottenere vita e salute si credeva si dovesse mangiare il fegato del nemico ucciso o sacrificare il figlio primogenito del capo. Ma dicerie simili non erano frequenti solo in Africa. Si pensi all’Europa e all’uccisione degli “untori” della peste nera o alla caccia alle streghe del 1600, che nella sola diocesi di Como costò il rogo a oltre 100 “streghe” in circa ottant’anni. L’untore è perciò un modo attraverso cui chi non sa cerca di spiegarsi e razionalizzare ciò che non si capisce e non si accetta: il male, la malattia e la morte.

Dobbiamo constatare come in Italia e nei Paesi sviluppati siano scomparse alcune malattie virali a trasmissione diretta (vaiolo, poliomielite etc.): nessuno vede più per strada volti butterati dal vaiolo di giovani ragazze, quindicenni destinati a zoppicare tutta la vita e a non muovere gli arti superiori per la poliomielite, o bimbi colpiti da encefalite da morbillo. Le polmoniti da virus influenzale H1N1 le vediamo noi medici nelle gestanti ricoverate in rianimazione che riusciamo a non far morire; all’inizio del secolo scorso sarebbero sicuramente morte, come morirono venti milioni di persone nel 1914 per la cosiddetta “influenza spagnola”.

Chi è allora oggi l’untore dal momento che, per fortuna, molte malattie sono scomparse grazie alle innovazioni mediche e scientifiche? L’untore oggi più che mai è l’ignoranza. Un’ignoranza di cui più nessuno si vergogna. Ecco che allora gli untori diventano le forze oscure che tramano per produrre vaccini da far pagare ai cittadini.

Nelle nostre scuole si studia Virgilio, qualcosa di scienza, ma non si sa o non si riesce a ricordare – finita la scuola – cosa sia un virus; non si ricordano i morti della “spagnola”; non si sa perchè i virus del pollame e delle grandi fattorie di maiali (dove vivono 100, 200 mila polli immunodepressi – causa antibiotici – o 60-80 mila maiali) possano essere contaminati da virus nativi di uccelli migratori e, in questo modo, colpire gli essere umani. Nessuno ricorda come nel 1986 un’intera caserma di marines negli USA vide la morte di 486 soldati (il 94% delle reclute); in quell’occasione la caserma fu circondata da un anello di sicurezza per far morire i virus con gli uomini infettati. Oggi non si possono “fisicamente” bruciare i dottori, né lapidare i ricercatori, ma stiamo assistendo a una gogna mediatica simile alla caccia alle streghe, frutto di ignoranza e strumentalizzazione. L’ignoranza della caccia alle streghe di Salem, l’ignoranza che portò a bruciare con le streghe del Comasco i loro rimedi naturali, l’ignoranza della caccia all’untore durante la peste del 1600 si riproducono, oggi, attraverso l’assoluta ignoranza di cosa sono i vaccini, il sistema mondiale di controllo delle epidemie virali.

L’ignoranza porta a una rete di notizie prive di ogni fondamento e cariche di odio, quell’odio alimentato da chi cerca facili “likes”. E proprio sull’odio, una politica incapace di dare risposte costruisce un facile e folle consenso, che quasi arriva a dire alle persone “puoi costruire un ponte, anche se non sei un ingegnere ma per il semplice merito di esserci passato sopra”; “puoi guidare un aereo, perché ci hai viaggiato” o “puoi prescrivere un farmaco perché hai letto qualcosa su Facebook”.

Un conto è la trasparenza, la possibilità di controllo (su ciò lo Stato deve sempre vigilare senza eccessi di delega), la class action nel momento in cui le istituzioni perseguono interessi contrari al loro ruolo, altro è la oclocrazia in cui tutti pensano di sapere tutto. Come dice chiaramente Piero Angela “la scienza non è democratica”. La salute e la malattia di milioni di bambini e di noi tutti non possono essere oggetto di chiacchiere da bar come quelle che riceviamo sul nostro sito e leggiamo su molti altri. L’abuso della medicina è un grave danno per la salute pubblica. L’Italia, purtroppo, si distingue per essere il principale paese che abusa di antibiotici, non solo nella clinica umana, ma anche nell’allevamento. Questo non ha nulla a che vedere con i vaccini che rimangono, da oltre un secolo dalla loro introduzione, uno dei più grandi sogni realizzati dalla scienza medica. Perché quindi siamo così attenti a ridurre il numero di vaccini e poi ci imbottiamo di antibiotici, anche contro le indicazioni del medico?

La cura per l’umanità è tanto semplice quanto complessa da realizzare. Un mondo più istruito – in cui l’istruzione è severa e autorevole – è un mondo in grado di generare un futuro di sviluppo e non banalmente un mondo capace di andare avanti. Come hanno scritto Nicla Vassallo e Sabino Frassà qualche tempo fa, su un articolo presente sul sito Ama Nutri Cresci, “l’orgoglio di essere ignoranti è il canto del cigno dell’occidente, inteso come cultura fondata sulla democrazia partecipativa […] perché rinunciare alla conoscenza significa sminuire l’idea stessa di essere umano”.
Allora perché noi tutti non studiamo un po’ di più?

Enrico Maria Ferrazzi,
Professore di Ostetricia e Ginecologia Università degli Studi di Milano,
Primario di Ostetricia e Ginecologia Clinica Mangiagalli di Milano,
Presidente Fondazione Cure Onlus

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